Musica

50 mila in città per “Il Jazz Italiano per L’Aquila”

Si stima che siamo stati in 50.000 a inondare L’Aquila per la manifestazione “Il jazz italiano per l’Aquila”, organizzata dal trombettista Paolo Fresu su proposta del ministro dei Beni culturali e ambientali Enrico Franceschini, con l’amministrazione aquilana, Puglia Sound, l’associazione MIDJ (musicisti italiani di jazz), ieri, domenica 6 settembre 2015. Circa 600 musicisti jazz provenienti da tutta Italia, tra questi Fresu e Ada Montellanico (presidente MIDJ), Dado Moroni, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Rita Marcotulli, Massimo Nunzi, Enzo Pietropaoli, Roberto Gatto, Danilo Rea, Gianluca Petrella, Franco D’Andrea, Maria Pia De Vito e Gino Paoli; ma non basta, i giovani astri del jazz italiano come Francesco Cafiso, Alessandro Lanzoni, Enrico Zanisi, Francesco Diodati, per citarne solo alcuni. In più gli ensamble dei conservatori, dei seminari e delle associazioni di jazz (tra cui le marchigiane Ancona Jazz e Musicamdo Jazz), le big band e line-up d’occasione.

Sedi dei concerti alcuni dei più bei angoli della città: la scalinata della Chiesa di San Bernardino, dove si è esibito, tra gli altri, il quintetto di Fresu, la Chiesa di San Giuseppe Artigiano, il Chiostro di San Domenico, i Portici di Via San Bernardino, Piazza dei Gesuiti, Via del Castello, Largo Tunisia, l’Auditorium di Piazza Castello, Piazza Chiarino, la Fortezza Spagnola, la Fontana delle 99 Cannelle. Collegati i canali Rai radio e tv dedicati alla cultura.
“Siamo di fronte ad un successo talmente clamoroso che con il sindaco dell’Aquila abbiamo deciso di farlo ogni anno, nella prima domenica di settembre” ha annunciato il ministro Franceschini.

Paolo Fresu in molte interviste ha sottolineato l’intenzione di puntare i riflettori sulla città e sui problemi della ricostruzione, oltre al fatto di organizzare un manifestazione incentrata sulla bellezza e sulla cultura della musica, così come il presentatore del concerto clou, quello delle 20.00 in Piazza Duomo, il giornalista Carlo Massarini ha dichiarato con enfasi: “Il jazz è cultura, stiamo riportando la cultura a L’Aquila e facciamo un applauso a voi soprattutto, che lo state rendendo possibile”, rivolgendosi al folto pubblico presente. IMG_0651 IMG_0655 IMG_0653

Una maratona musicale, come è stata definita, o la Woodstock del jazz, come si è detto: di fatto una città a lungo dimenticata è stata resa teatro di una super manifestazione culturale.

Tanta gente, sorrisi e lamentele, curiosi e appassionati, “parcheggi creativi” per via di quell’urbanistica assurda che ha L’Aquila, ora, piagata dai danni, con le strade chiuse, i cantieri e i ponteggi, le chiese puntellate come trafitte da tante frecce, come tessuti strappati e ricuciti. 

Lunghe code nei pochi locali attivi (sempre più di qualche mese fa, come scoprirete nelle prossime puntate…), ma così è se vi pare: L’Aquila, ex città elegante e godereccia, universitaria, burocratica e turistica, ha una ferita aperta da oltre sei anni. E’ merito di chi ha organizzato questa manifestazione averla riportata alla ribalta della cronaca. Ci aspettiamo ora convegni, incontri e iniziative, creative e popolari (ci aspettiamo che si faccia vivo anche qualche politico presenzialista, per la verità), per non dimenticarcene e continuare a far lavorare chi da L’Aquila non è scappato.

Sara Bonfili

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