Tradition and jazz: from Ethiopia without barriers

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Se esiste un mezzo previlegiato in grado di rendere tangibile una terra e una cultura sconosciuta, quello è la musica. E forse, se esiste un linguaggio musicale occidentale aperto a tutte le contaminazioni del mondo, quello è il jazz.

Perciò il concerto dell’Arary Band che si è tenuto sabato 23 gennaio al Teatro Gentile di Fabriano, è stato un incontro tra l’Etiopia e l’Italia, tra il jazz e la musica tradizionale, tra orecchi abituati a timbri molto diversi, e pronti alle contaminazioni. Questo concerto è stato presentato in modo ancora più appassionato dal direttore della gioventù musicale Alberto Signori, che ha ricordato il viaggio in Etiopia che ha fatto scaturire questo incontro.

La cantante Tigist Bekele, sfavillante e danzante nel suo vestito tradizionale, nata a Addis Abeba e diplomata in pianoforte e kraar (strumento etiope a corde) ha lasciato che la sua voce così particolare guidasse il pubblico in un viaggio africano probabilmente inusitato per il nostro teatro. Incontrato il successo con il suo album da solista “Sakitaw” (2002) ha moltissime esperienze internazionali e dopo essersi trasferita in Italia nel 2005 per partecipare alla scrittura di colonne sonore cinematografiche, sta lavorando attualmente con alcuni jazzisti a Washington DC per l’uscita di un nuovo disco.

Al suo fianco il flautista (e polistrumentista) di Boston Henry Cook e il pianista americano Greg Burk, che vanta importantissime collaborazioni, da Bob Moses a Kenny Wheeler, a Dave Liebman, accompagnati da una sezione ritmica cristallina, composta dal giovane Daniele Basirico al basso a sei corde e a dal brasiliano Reinaldo Santiago alla batteria.

Tutti i musicisti hanno carriere e produzione discografiche che attraversano i generi e non stupisce che accompagnino Tigist Bekele in questa esperienza italiana. Tra ritmi in levare, fusion, suoni africani, assoli jazzistici, la musica ha portato tante sensazioni, a volte la malinconia, come per il brano cantato dalla sola Tigist con il pubblico in platea, ma più spesso l’allegria, propria di quei ritmi che fan pensare immediatamente alla Giamaica, ma prendono corpo nel bacino del Mediterraneo e nell’Africa sub-sahariana.

Servizio e montaggio Sara Bonfili

Un’occasione piacevole e preziosa, questo live in teatro, per aprir bene gli orecchi e la mente di fronte al mare della musica, sconfinato e sempre in movimento.

 

Sara Bonfili

Editorial manager del blog. Sara Bonfili è PhD in Italianistica e giornalista pubblicista. L'enciclopedismo umanista un tempo rendeva l'uomo felice, così le hanno insegnato a scuola. E pur essendo una donna, non ha ancora mollato.

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