Intervista a Monica Affatato, regista di “Enrico Rava. Note necessarie”

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E’ appena stato presentato in anteprima alla 12.ma edizione del Biografilm Festival di Bologna nella sezione BIOGRAFILM MUSIC “Enrico Rava. Note necessarie”, il documentario musicale di Monica Affatato, sul percorso umano e professionale del trombettista compiuto dagli anni Sessanta fino ad oggi, e sulla società che si è andata trasformando insieme alla sua musica. Abbiamo incontrato la regista che molto amabilmente ha risposto alle nostre domande sul film, sul personaggio Rava, sul legame tra cinema, musica e società.

Monica, lei è di Torino (dove Rava si è formato): oltre ad occuparsi di cinema ha frequentato il conservatorio, compone colonne sonore… Da quanto tempo stava rincorrendo un caposaldo della musica come Enrico Rava per raccontarlo in un documentario?

Ho studiato musica. Il cinema indipendente, cominciando da ruoli come assistente alla regia e di produzione, è stato per me un’occasione di lavoro e di crescita.

Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Enrico Rava 10 anni fa circa e sono rimasta folgorata, oltre che dal suo modo così personale di esprimersi suonando, anche dal suo modo di raccontare con ironia, storie e aneddoti del suo percorso di artista che dura da più di 50 anni con gli incontri di icone della storia del jazz; così subito dopo aver terminato il mio precedente film“La voce Stratos”, gli ho chiesto se avrei potuto pensare di fare un film su di lui. Dopo aver visto il film su Demetrio Stratos lui ha accettato con entusiasmo, e da lì tutto è cominciato.

In termini di stile, com’è riuscita a sposare il racconto biografico di “Enrico Rava. Note necessarie” con il bisogno tutto jazzistico, descritto nella sua nota di regia, di seguire il flusso creativo del protagonista?

E’ stato un grande lavoro di ricerca, prima di scrittura, poi di riprese con la direttrice della fotografia Debora Vrizzi e infine di montaggio con Dario Nepote, in termini proprio di costruzione di differenti piani narrativi, visivi e stilistici.

L’obbiettivo, come per altro per il precedente film su Stratos, era quello di rivolgerci non solo ad un pubblico di jazzofili e quindi già appassionati o ancora più specifico fans di Enrico, ma tentare di raccontare ad un pubblico più ampio, il suo mondo, il mondo del jazz, attraverso la sua straordinaria storia e attraverso il suo linguaggio caratterizzato dall’improvvisazione.

Fondamentale è stato sganciarsi dalla cronologia storica dell’artista, che a mio avviso sarebbe stata una scelta stilistica anti-jazz, e seguire soprattutto in fase di montaggio, il flusso creativo suggerito dalla musica stessa del protagonista con le sue molteplici collaborazioni. Inoltre abbiamo seguito il ritmo delle altrettanto fondamentali incursioni teoriche presenti nel film del musicologo Stefano Zenni, che ci hanno permesso di intraprendere direzioni concettuali diverse.

Ne “La voce Stratos” del 2009 diretto con Luciano d’Onofrio, lei si è concentrata sulle particolarità del timbro vocale, sulla sperimentazione e originalità di Demetrio Stratos anche attraverso lenti scientifiche e letture socio-politiche: il documentario musicale può riuscire, secondo lei, a restituire l’insieme delle tendenze culturali di un dato periodo storico, l’attualità e le emergenze della società?

Il mio tentativo nel tentare di raccontare le storie come nel caso di questi grandi musicisti è proprio questo, e penso che la musica nello specifico rappresenti una grande opportunità di raccontare le storie di personalità, mondi, visioni, contesti storici e culturali, e ciò che di ancor più metaforico e universale la musica rappresenta e ci può mostrare.

Che insegnamento le hanno dato questi personaggi unici che hanno ri-fondato, a loro modo, un certo stile musicale?

Probabilmente sembrerà un po’ banale, ma quello che più mi ha colpito delle storie che ho avuto la fortuna di poter sentirmi raccontare e poi raccontare a mio modo, è stato apprendere che in tutti i casi i narratori di queste storie hanno seguito le proprie passioni, rischiando.

Questo ha permesso ai “miei” protagonisti di trovare la propria personale cifra stilistica e anche di “salvarsi” la vita, in termini più esistenziali.

In molte interviste Enrico Rava, e con lui altri affermati artisti, dichiara che il jazz – che “non è un genere, ma un linguaggio” – non s’impara nelle scuole e nei conservatori, ma lungo la strada della vita. In fondo, è così anche per il cinema?

Personalmente, non posso che convergere con queste riflessioni, anche per me è stato così, anche se penso di aver ancora molto da imparare… Penso però che sia per quanto riguarda la musica che il cinema, le scuole siano importanti per acquisire la tecnica, ed anche come terreno in cui cimentarsi.

Ha a che fare anche col contesto storico di appartenenza. Enrico, per questioni anagrafiche, appartiene alla generazione di musicisti che ha imparato il linguaggio del jazz da autodidatta. Come ci racconta lui stesso nel film, insieme a Franco Mondini, Franco D’Andrea, Aldo Romano, ai suoi tempi non c’erano manuali, né scuole e il jazz s’imparava dai dischi. Oggi non è più così. E’ un dato oggettivo. Il jazz s’insegna, anche se da poco, nei conservatori di musica e in molte altre scuole.

Inoltre penso che un conto sia imparare una tecnica, un conto sia trovare il proprio modo di esprimersi attraverso una tecnica, raccontarsi e arrivare ad un pubblico.

Alla luce della sua familiarità con Enrico Rava, che è molto perentorio nei propri giudizi sulla musica e il suo ambiente, può dire con certezza cos’è e cosa sicuramente non è, il jazz?

Onestamente non sono una jazzofila, amo il jazz e tutta la musica a 360 gradi, ma non ho nessuna certezza su cosa sia o no il jazz…  né su altro!!

Come sarà distribuito e dove potremo vedere “Enrico Rava. Note necessarie”?

Siamo in attesa di risposte per una distribuzione del film al cinema che avverrà sicuramente in autunno. Troverete informazioni sulla relativa pagina facebook  e sul sito dedicato al film

Grazie mille alla regista Monica Affatato!

Il sito della produzione torinese è http://www.cinefonie.it/

Questo, il trailer del film:

– Enrico Rava: Note Necessarie – TRAILER#1 from Cinefonie on Vimeo.

*Le biografie

Monica Affatato è nata a Torino. Ha studiato canto lirico presso il Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Torino. Dal ’96 ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema e dell’audiovisivo partecipando ad alcune produzioni cinematografiche in qualità di assistente alla regia e di produzione. Tra queste Il tempo dell’amore (1997) di Giacomo Campiotti, Così ridevano (1998) di Gianni Amelio, Nemmeno il destino (2004) di Daniele Gaglianone. Lavora alla realizzazione di colonne sonore, tra cui quella de I nostri anni (festival di Locarno 2000) di Daniele Gaglianone e del film documentario Storie di Lotta e Deportazione (2002), prodotto dall’ ANCR e in collaborazione con la Shoah Foundation.

Inizia a lavorare, come autrice, nell’ambito del film documentario realizzando Il reduce (selezionato al Torino Film Festival del 1999), Tutti mi chiedono da dove vengo nessuno vuol sapere chi sono (Selezionato a Arcipelago Festival 2000). Questo suo percorso culmina con la realizzazione del film La Voce Stratos (2009), co-regia con Luciano d’Onofrio, distribuito nelle sale cinematografiche, nella collana Real Cinema di Feltrinelli e trasmesso da Rai Storia ed RTSI. Il film musicale, rappresenta all’interno del suo percorso, l’anello di congiunzione tra due sue grandi passioni: il cinema e la musica.

 

Enrico_Rava02Enrico Rava è sicuramente il jazzista italiano più conosciuto e apprezzato internazionalmente. E’ apparso sulla scena musicale dalla metà degli anni Sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più innovativi, geniali musicisti a livello europeo. La sua schiettezza umana ed artistica lo pone al di fuori degli schemi e lo rende un artista incurante delle convenzioni ma musicalmente rigoroso, lirico, appassionato, sperimentale.

Tra la sua numerosa discografia sono da segnalare gli imperdibili Quartet (ECM 1978) “Rava l’opera Va” (Label Bleu 1993), “Easy Living” (ECM 2004), “Tati” (ECM 2005) e “The Words and the Days” (ECM 2007), “New York Days” (ECM 2009), “Tribe” (ECM 2011) e “On The Dance Floor” (ECM 2012), “Wild Dance” (ECM, 2015).

Lungo l’elenco dei musicisti con cui ha collaborato, da Franco D’Andrea a Massimo Urbani, da Stefano Bollani a John Abercrombie, da Pat Metheny a Michel Petrucciani per citarne solo alcuni. Gira il mondo da sempre, per tour e concerti, e partecipa a prestigiosi festival internazionali di jazz.

Enrico Rava è stato più volte votato miglior musicista nel sondaggio annuale della rivista “Musica Jazz”. Nominato “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” dal Ministro della Cultura francese, nel 2002 ha anche ricevuto il prestigioso “Jazzpar Prize” a Copenhagen. Negli ultimi anni è comparso ai primi posti della classifica della rivista americana Down Beat, nella sezione riservata ai trombettisti, alla spalle di Dave Douglas, Wynton Marsalis e Roy Hargrove, e in quella riservata ai migliori gruppi, con il quintetto denominato TRIBE. Ed è la prima volta che una formazione italiana figura in tale classifica.

Sara Bonfili

Editorial manager del blog. Sara Bonfili è PhD in Italianistica e giornalista pubblicista. L'enciclopedismo umanista un tempo rendeva l'uomo felice, così le hanno insegnato a scuola. E pur essendo una donna, non ha ancora mollato.

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