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Il primo ottobre sul palco del teatro comunicale di Cagli (Pu) si sono esibiti in concerto Flavio Boltro (tromba), Alessandro Scala (sax tenore), Leonardo Corradi (Hammon) e Stefano Paolini (batteria). Serata dedicata al groove con il “Groovology Trio”, formazione del sassofonista che ha ospitato il noto trombettista a fargli da spalla.

Alcune note sui due solisti. Flavio Boltro ha iniziato a suonare la tromba a 9 anni. All’età di 25 anni è entrato nel gruppo di Roberto Gatto. Per lui tante collaborazioni e nell’84 viene eletto “miglior talento” dall’autorevole rivista Musica Jazz.  Nel 1994 Laurent Cugny lo sceglie come trombettista dell’ONJ, poco prima di lasciare la quale, Flavio Boltro entrerà nel sestetto di Michel Petrucciani. Tra i vari musicisti con cui ha collaborato, si annoverano Stefano Di Battista, Dado Moroni, Andrea Pozza, Rosario Giuliani, Giovanni Tommaso, Fabio Zeppetella, Billy Cobham, Dario Chiazzolino, per citarne solo alcuni.

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Il sassofonista Alessandro Scala è apprezzato per il suo sound personale e versatile; ha infatto collaborato come sideman con personaggi del pop e dello spettacolo, da Antonella Ruggero ai cabarettisti di Zelig, oltre che con musicisti di fama internazionale come Bob Moses, Joe Garrison, Marilyn Mazur, Sandro Satta, Marco Tamburini. Si dedica ora al rifacimento della black soul music afroamericana, al nujazz, si orienta verso ritmi latinoamericani e boogaloo; con il suo “Groovology Trio” ha suonato in importanti festival, come Crossroad Jazz Festival, Ravenna jazz, Rovigo jazz festival, Spiagge Soul festival, Lugo jazz.

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Il concerto di Cagli del 1 ottobre è stato energico, groove, funkeggiante, latineggiante in una parola, “contaminato”, quanto basta per poter apprezzare l’allontamento dal jazz tradizionale e le strizzatine d’occhio alla musica fiestera d’intrattenimento. Sicuramente lo spirito originale e la volontà di mescolare i ritmi si sono notati. I fraseggi di Boltro e Scala si avvicendavano quasi non lasciando respiro, dimostrando molta energia e tecnica personale.

Forse per l’acustica non perfetta, per qualche ragione, ma la sezione ritmica era un po’ sopra le righe: scarna e martellante, ma de gustibus… Migliori i pezzi lenti, in duo hammond-batteria, che saggiamente hanno intervallato gli altri a metà concerto.

Menzione speciale per il giovane hammondista, fine, virtuoso ed efficace, a riempire di frequenze e colori e ad aggiungere personalità a una base ritmica non troppo innnovativa.

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Editorial manager del blog. Sara Bonfili è PhD in Italianistica e giornalista pubblicista. L'enciclopedismo umanista un tempo rendeva l'uomo felice, così le hanno insegnato a scuola. E pur essendo una donna, non ha ancora mollato.

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