L’Arte della coesistenza

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Nell’ambito della Giornata dedicata da AMACI al Contemporaneo, domenica 16 ottobre presso il Palazzo dei Convegni di Jesi si è tenuto il dibattito “Dall’Arte Contemporanea all’Arte della Coesistenza”, con i critici e curatori Giancarlo Bassotti, Guido Buffoni ed Armando Ginesi sollecitati e moderati da Giuseppe Salerno. Il tema centrale è stato la discussione sull’ammissibilità di un termine ulteriore, quello di arte della coesistenza, che vada ad affiancarsi se non a sostituirsi alla definizione di arte contemporanea.

Questo avviene in un tempo, il nostro, e su ciò gli interlocutori intervenuti si sono trovati d’accordo, in cui si annullano i gap spazio temporali tradizionalmente conosciuti nell’ultimo cinquantennio. Se già dalla seconda metà dell’Ottocento, con l’introduzione della fotografia e con la diffusione della corrente elettrica, la tecnologia aveva inciso profondamente sull’organizzazione sociale e sui comportamenti, e nel Ventesimo Secolo il continuo progresso tecnologico non ha fatto che alimentare l’evoluzione e la rincorsa continua di nuovi processi percettivi e creativi, ora nell’era di internet si vive in un continuo contemporaneo: tutto coesiste.

Un altro elemento emerso nel dibattito, e sottolineato da Salerno, è una diffusa perdita di senso nella società, che coincide con la mescolanza delle coscienze individuali, con un abbassamento del senso critico, con una massificazione dei comportamenti e delle mode, insomma con un cammino in rapida evoluzione nell’epoca della sacralità del verbo della televisione, del mainstream, del dominio ideologico dei colossi economico-finanziari. Difficile negare tutto questo.

Nell’ambito artistico, il concetto di “contemporaneo” finisce ora per spiegarsi solo in termini di rapporti dell’artista con la sua società di appartenenza e dello spettatore con l’opera, nel momento della sua interpretazione di quella “porzione” di mondo.

A Giuseppe Salerno, fautore di questo dibattito di Jesi, abbiamo chiesto un approfondimento che riguarda l’ambito che chiameremmo dell’arte contemporanea.

Qual è il motivo che ti porta a dubitare dell’utilità della definizione di Arte contemporanea?

Se partiamo dall’assunto che “Arte contemporanea” fa riferimento unicamente alla relazione che intercorre tra l’artista, il tempo ed il luogo di appartenenza, tale dizione risulterebbe eternamente valida ma, non specificando nulla circa l’oggetto o le modalità dell’arte stessa, non avrebbe alcuna significanza. “Arte Contemporanea” inoltre non è una dizione che coinvolge lo spettatore se non quando si parli di artisti a lui contemporanei con i quali, condividendo l’appartenenza ad un medesimo tempo e luogo, è agevole stabilire delle sintonie.

Cosa vuole definire il termine “Arte della coesistenza”?

Da alcuni decenni il divenire tecnologico ha generato una condizione nuova nella quale non viviamo più in un tempo ed in un luogo. La digitalizzazione delle informazioni e la telematica ci hanno calati in un intreccio inestricabile di reale e virtuale nel quale coesistono, come mai prima, tempi e luoghi diversi. Vengono pertanto a mancare i presupposti (un tempo ed un luogo) su cui si fondava la dizione “Arte contemporanea”.  “Arte della Coesistenza”, senza anch’essa nulla specificare circa l’oggetto e le modalità dell’arte stessa, potrebbe però meglio esprimere la nuova condizione esistenziale.

E’ possibile, per assurdo, che venga a cadere definitivamente la relazione dell’artista con il proprio tempo?

Assolutamente no. E’ soltanto un fatto linguistico. In un mondo dove andiamo verso la perdita di senso di ogni attività umana, cerchiamo di cambiare rotta iniziando dal linguaggio. Recuperiamo pertanto la giusta corrispondenza tra significante e significato.

Se la prerogativa dell’arte – come tu hai detto nel dibattito, quella di “conciliare l’inconciliabile” – è divenuta il connotato della nostra società, si rischia di perdere la sua unicità e il suo ruolo?

Il ruolo dell’arte resta inalterato. L’artista continua ad essere uno spirito critico che vivendo l’urgenza di rappresentare il proprio sentire si esprime in qualunque modalità e si avvale di qualunque strumento. Ciò che è profondamente cambiata è la società. Più che mai l’arte è oggi un baluardo contro quella diffusa perdita di senso che procede di pari passo con la perdita della coscienza individuale. L’artista ha oggi un’importante missione: tenere alta la guardia e risvegliare in altri il sentire.

Assumendo l’”Arte della coesistenza” come nuova definizione dell’arte contemporanea, cosa cambia di basilare nell’opera d’arte e nell’autore?

Non è di certo questa nuova dizione a cambiare l’Arte. Il processo di cambiamento dell’arte discende da quell’inarrestabile divenire sociale di cui l’artista è testimone, interprete ed anticipatore.

 

 

Sara Bonfili

Editorial manager del blog. Sara Bonfili è PhD in Italianistica e giornalista pubblicista. L'enciclopedismo umanista un tempo rendeva l'uomo felice, così le hanno insegnato a scuola. E pur essendo una donna, non ha ancora mollato.

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