Giovani (parte seconda)

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Giovani (parte seconda)

Tornò a rivolgersi alla bambina:
– Senti, ma lo sai che quell’aggeggio che hai tra le mani può essere pericoloso per una bambina della tua età?
– Dice lo smartphone? Reagì Veronica.
– Sì, lo smartphone, come lo chiamano, – ripeté il signore. – Sai che significa?
– Che è intelligente. Mi dice un sacco di cose in effetti. Adesso per esempio sulla pagina che mi ha messo su papà dicono che ci sono altri sei mondi come questo mondo dove potremo andare ad abitare.
– Chi lo dice?
– La pagina internet, qui, che ha messo su il babbo, col nome di quel libro di quel signore pensatore. Così dice babbo.
– E tu che dici, invece, signorina Veronica?
– Bello.
– Dici che è bello?
– Sì, – rispose decisa la bambina. Tanti mondi. Allora tante persone e tanti bambini, qualcuno anche come me, e così potrò giocare con loro. Invece i miei compagni di classe non ci giocano tanto con me, dicono che sono troppo lenta e che si annoiano e a me non piace se si annoiano. Ma loro non vedono niente.

La bambina aveva un modo strano di parlare, come rallentato. Il vecchio insegnante notò che aveva un tic nervoso che le faceva strizzare ogni tanto la palpebra dell’occhio destro, mentre contemporaneamente si veniva a creare una piccola linea di tensione che spariva subito dopo sulla sua fronte bianca all’altezza del suo sopracciglio sinistro. I suoi occhi erano di un colore bruno intenso, e sembravano custodire in profondità, dietro una patina di tristezza, una certa durezza.

– Hai gli occhi come quelli di mia moglie, signorina.
– Davvero? E sono belli?
– Certo. Molto belli.
– E come si chiama sua moglie?
– Come si chiamava. Si chiamava Veronica.
– Come me! Perché è andata via?
– Sì. Non c’è più, è andata via.
– E’ andata via con un’altra persona?
– No davvero, è andata via perché era anziana, ha chiuso gli occhi e se n’è andata.

La bambina fece per chiudere gli occhi lentamente, e di impulso all’anziano insegnante venne di trattenerla, scrollandole un braccio, ma si frenò emozionato senza capire bene che cosa lo agitava. La bambina strizzava gli occhi in modo deciso, con le palpebre increspate a formare tanti piccoli rivoli. – Quante lucine. Lei ci ha mai provato? Più stringe più cambiano i colori. Mi metto a seguire le forme. I triangoli, i cerchi, le linee, le strisce, viola, verde, rosso, blu, ci sono tante immagini. – E la bambina muoveva le pupille a destra e sinistra inseguendo i disegni che fuggivano da ogni parte.

Il vecchio la osservava concentrata nel suo gioco di contemplazione. Poggiò l’ombrello rosso a terra. Si sedette davanti a lei e chiuse gli occhi. Quante luci! Viola, rosso, verde, blu. Dei rombi neri dal bordo arancione crescevano da lontano all’interno della pupilla avvicinandosi sempre di più, poi ruotavano assumendo un’altra forma. Dalla sinistra apparivano delle forme grinzose che si espandevano, cambiavano colore in una sequenza continua di mutazioni, tinte e dimensioni. Inclinò un po’ il mento all’insù così che i raggi del sole già più deboli col calare della sera lo colpissero in pieno volto.

Dietro le due figure accovacciate sull’erba, una giovane donna passava sul sentiero accanto all’acqua del lago, che leggermente agitata graffiava la banchina in cemento in un sommesso sciaguattìo. Senza troppa attenzione poggiò la carta della caramella che teneva in mano sull’orlo di un cestino, ricolmo sul fianco della passeggiata, ma questa cadde senza incastrarsi a dovere. Il vento la fece rotolare per qualche metro sul terriccio, finché non rimase imbrigliata in un cespuglio, prendendo ad oscillare.

Giulio Cioffi
Giulio Cioffi
Se le parole contano davvero, spero lo facciano col sistema decimale. È l'unico con il quale mi intendo bene.

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