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Chi dice Parigi dice… cinema. Si potrebbe percorrere un tour cinematografico nella ville lumière sulle tracce dei set dei grandi film, e non stancarsi mai.

Dimenticando per un attimo le pellicole della nouvelle vague francese, Parigi e il suo ultimo tango sono rimasti indelebili nel film del 1972, con regia e sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e Franco Arcalli e la fotografia di Vittorio Storaro, apprezzato collaboratore anche dell’ultimo Woody Allen.

Parigi set

Il Pont Bir-Akheim attraversa la Senna nel lussuoso quartiere di Passy, collega il quindicesimo e il sedicesimo arrondissment ed è il set di una delle più topiche scene del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.

Brando e Marie Schneider, sconosciuti, si incontrano e si scambiano frasi cocenti: Marlon la invita con “Let’s drink a toast to our life in the country” e lei risponde in un fermo “I’ll be your cow”.

 

Parigi, Pont Bir Akheim

Parigi, Pont Bir Akheim

Il Pont Bir-Akheim compare in moti film popolari e di successo, di produzione europea e americana: Ascensore per il patibolo, Zazie nel metrò, Il poliziotto della brigata criminale, Ronin, Taxxi 2, Il mistero delle pagine perdute – National Treasure, La Belle Personne, Un indiano in città, Munich, Inception.
Ultimo tango a Parigi oltre ad essere un film scandalo in quegli anni per varie scene entrate ormai nella storia del cinema, è il film della modernità, nel quale Bertolucci fa i mescola gli stili dell’Actors’ Studio di Brando e della Nouvelle vague di François Truffaut e Jean-Luc Godard.

Bernardo Bertolucci ripercorre quella storia parigina al contrario, trovando un finale positivo a tanta inquietudine, con The Dreamers, film del 2003, dove mette in scena le sperimentazioni di tre ragazzi in una grande casa vuota, la scoperta del sesso, il desiderio di morte, e la scelta della vita.

 

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Parigi, Ile de St. Louis

Forse non tutti sanno che Roman (Liebling) Polanski è nato il 18 agosto 1933 proprio a Parigi.  Che scampò al ghetto di Varsavia, mentre non si salvò la madre, deportata in un campo di concentramento.
Roman Polanski si è formato a Cracovia e Lodz come attore teatrale e regista. Il suo primo film “Coltello nell’acqua” (1962, su soggetto di Jerzy Skolimowski), è stata la prima pellicola polacca di gren successo.
Come dimenticare “Rosemarie’s Baby”(1968), con Mia Farrow, “Chinatown” (1974) con Jack Nicholson, nominato all’Academy Award , L’inquilino del terzo piano” (1976) con Isabelle Adjani, “Tess” (1979) con con Nastassja Kinski,”Frantic” (1988) con Harrison Ford, “La nona porta” (1998) con Johnny Depp, “Il Pianista” Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2002, “Oliver Twist” (2005) e tra gli ultimi, “The ghostwriter” (2010), “Carnage” (2011), “Venere in pelliccia” (2013) con Emanuelle Seigner, sua moglie nella vita.

I film di Polanski sono noti anche per la loro ambientazione, che spesso è Parigi.

Nelle scene dell’hotel di “Frantic” si può ammirare Le Grand Hotel Inter Continental (2 rue Scribe, Paris, ottavo arrondissment).

Nelle scene finali del film, quelle in cui si intravede una statua della libertà con lo sfondo dell’Eiffel, siamo sul Pont de Grenelle, una delle zone iconiche della città. Questa statua fu realizzata da Auguste Bartholdi nel 1889 per ricordare e celebrare il centenario della rivoluzione francese in onore dei cittadini parigini stabilitisi a New York.

 

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Pont Grenelle

Anche la vita di Roman Polanski è frantic, ossia “frenetica”. Famosissimo e tragico l’assassinio della moglie incinta Sharon Tate per mano del pazzo omicida e satanista Charles Manson, nella casa di Hollywood, fu un punto di non ritorno.

Nel 1977 Polanski confessa l’abuso di una tredicenne sotto gli effetti di droghe, viene arrestato e accettando un patteggiamento, ma apprendendo dopo la perizia psichiatrica che probabilmente sarebbe stato incarcerato, e non in libertà vigilata come inizialmente pensava, Polanski fugge in Francia nel 1978, dove continua a vivere. Da allora il regista ha di fatto evitato di visitare paesi che potevano estradarlo negli Stati Uniti, continuando a vivere di cinema con grande successo.
Il 26 settembre 2009, Polanski viene arrestato dalla polizia svizzera, su rchiesta di quella americana, all’aeroporto di Zurigo durante il tentativo di entrare in Svizzera, per partecipare al Festival di Zurigo per ricevere un premio alla carriera.
Per gli avvocati di Polanski il suo delitto non si qualifica per l’estradizione, perché in origine era stato condannato a meno di un anno di prigione, che ha già effettivamente scontato, nel corso dei 42 giorni di valutazione psichiatrica. Il 12 luglio 2010, il tribunale svizzero ha respinto la richiesta degli Stati Uniti e rilasciato Polanski dalla custodia.

Ad oggi, si attendono il nuovo film del regista polacco basato sul libro D’après une histoire vraie di Delphine de Vigan su adattamento di Assayas, con la Seigner ed Eva Green. Le riprese dovrebbero iniziare proprio in questi giorni a Parigi. Si attende anche il progetto sull'”Affare Dreyfus” a cui Polanski sta ormai dedicandosi da anni.

Editorial manager del blog. Sara Bonfili è PhD in Italianistica e giornalista pubblicista. L'enciclopedismo umanista un tempo rendeva l'uomo felice, così le hanno insegnato a scuola. E pur essendo una donna, non ha ancora mollato.

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