Henri Cartier-Bresson Fotografo,
il racconto della mostra

Henri Cartier-Bresson Fotografo,
il racconto della mostra

Volete conoscere “l’Occhio del Secolo”? Il fondatore del fotogiornalismo moderno, almeno quello europeo, che usava le stesse regole di perfezione della composizione fotgrafica sia che fotografasse per i giornali sia che facesse ritratti o foto artistiche. Il nostro racconto video della mostra di Ancona dedicata ad Henri Cartier-Bresson.


–Concept, video e montaggio di Sara Bonfili–

Quelle che possiamo osservare nella sala Vanvitelli della Mole Vanvitelliana di Ancona sono
Sono 140 fotografie in bianco e nero stampate da pellicola originale del grande fotoreporter Henri Cartier Bresson.

La mostra aperta al pubblico l’8 marzo 2018 e visitabile fine al 17 giugno , si intitola “Henri Cartier-Bresson Fotografo”, curata da Denis Curti, organizzata dal Comune di Ancona con Civita Mostre, la collaborazione della fondazione Henri Cartier Bresson e di Magnum Photos Paris.

Cartier Bresson decide di evitare la carriera all’interno dell’azienda tessile di famiglia e dedicarsi allo studio dell’arte, grazie all’influenza dello zio Luis, pittore, che considera il suo mentore. Studiando pittura. Conosce gli ambienti parigini surrealisti, il cinema di Jean Renoir con cui colabroara come aiuto regista, frequenta i fotografi, e di ritorno dall’Africa viene colpito da una fotografia di Martin Munkacsi intorno al 1932, che ritrae tre ragazzi neri che si tuffano fra le onde, e la vitalità di quello che più avanti definirà “l’istante decisivo” restituita in quella fotografia lo convince a riprendere l’attività di fotografo.

Da lì si dedica esclusivamente al fotogiornalismo: Polonia, Messico, Italia, Stati Uniti, poi Unione Sovietica, india, Cina, estremo oriente. Agli anni Trenta e Quaranta risalgono le sue foto forse più famose.

Le sezioni della mostra sono appunto cronologiche e tematiche, dedicate a: “Gli esordi”, “L’equivoco dell’esposizione postuma”, l’esposizione del 1947 che il MOMA di Ny organizzò credendolo morto in guerra e a cui lui stesso collaborò nella scelta delle fotografia , “Le icone”, “Gare Saint-Lazare” (l’immagine mitica conosciuta come il saltatore di pozzanghere, dove la composizione della fotografia è un rimando continuo tra i personaggio e il suo riflesso, il manifesto di una ballerina al muro, un osservatore che, anche lui, si riflette nell’acqua e una cornice di cancellate che mette l ciliegina sulla torta alla COMPOSIZIONE PERFETTA.
Poi le altre sezioni incentrate sui reportage venduti a giornali più famosi del mondo, “Gli anni ’50”, “L’istante decisivo”, “Magnum Photos la nascita”, dedicata cioè alla più famosa agenzia di fotogiornalisti del mondo, la Magnum, fondata con i soci Robert Capa, David Saymour, George Rodger e William Vandivert. Poi “Magnum Photos le regole”, poiché essendo una cooperativa l’agenzia garantiva l’uguaglianza dei fotografi, i mantenimento dei diritti d’autore sulle immagini, limitando gli intermediari.
Sono presenti in mostra alcuni memorabili ritratti, le Icone: Pierre Bonnard, Ezra Pound, Henri Matisse, Jean-Paul Sartre, Colette con la sua dama di compagnia Saul Steinberg; I coniugi Cury, lo scultore ed amico Alberto Giacometti, il cardinale Pacelli futuro Papa Pio XII, Truman Capote.

La parte della mostra intitolata “Immagini e parole” è dedicata all’importanza del testo a corredo della fotografia, alla capacità di Cartier Bresson di passare dalla fotografia al disegno, alla scrittura, scoperta con la prefazione del suo libro Images à al sauvette ed affinata in molte pubblicazioni, fino a scrivere una vera e propria poetica del suo modo di fare fotografia.

“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”.

thepinkfusion redazione
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