Sardegna, Pedras et Sonus

Spread the love

Da non perdere in SARDEGNA: dal 17 al 22 agosto il festival Jazz diretto da Zoe Pia nel cuore della Marmilla.

Il Pedras et Sonus – Jazz Festival Parte Montis arriva nella sua seconda edizione tessendo nuove trame sonore ad opera della clarinettista e compositrice sarda Zoe Pia, Direttrice Artistica.

Le date: dal 17 al 22 Agosto 2019, con il concerto di anteprima l’08 agosto e la novità del 07 agosto quando alle 10h30 salperà da Livorno la nave gialla che darà vita alla collaborazione con Time in Jazz di Paolo Fresu e Corsica-Sardinia Ferries.

 

I sei territori dell’Unione dei Comuni Parte Montis (della Provincia di Oristano) saranno attraversati, mappati e raccontati attraverso eventi sonori con affermati ed emergenti musicisti del panorama jazzistico sardo e italiano in co-working con le realtà locali artigianali di Mogoro, Masullas, Gonnostramatza, Simala, Pompu e Siris.

Il Pedras et Sonus vuole impegnarsi nella valorizzazione della musica patrimonio dell’Unesco, il Jazz, sul modello dei festivals di maggiore spicco regionale, nazionale ed internazionale con particolare riguardo, nella sua seconda edizione, alla sempre più ampia gamma di intrecci sonori.

 

Il programma: Zoe Pia “Seascape 3rd” con Mauro Ottolini e Roberto De Nittis & Funky Jazz Orchestra di Berchidda (07 agosto, Livorno – Golfo Aranci, Nave Mega Express Two, h. 10e30); Mauro Ottolini & Sousaphonix in “Bix  Factor” (08 agosto, Mogoro, Chiesa della Madonna del Carmine, h. 22.00); Nilza Costa 4th “Roots” e il Coro Sa Gloriosa di Masullas (17 agosto, Gonnostramatza, Bosco loc. Serzela, h. 22.00); Zoe Pia con “Feminas” feat. trampolieri del Teatro Antas (18 agosto, Simala, Ex Montegranatico, h. 22.00); Gavino Murgia B&G trio (19 agosto, Mogoro, Nuraghe Cuccurada, h. 22.00); Roberto De Nittis & Micro Jazz Orchestra feat. Ada Montellanico in “Dada” (20 agosto, Masullas, Parco Geominerario dell’Ossidiana, h. 22.00); Vincenzo Vasi e Valeria Sturba in “Ooopopoiooo “ (21 agosto, Pompu, Casa del pane, h. 22.00); Freak Motel in “Escape Room” e Simone Grussu in “Ballendi Su Ballu” (22 agosto, Siris, Chiesa di San Sebastiano, h. 22.00).

 

Il 19 Agosto alle ore 18h00 presso la sala convegni della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna, a Mogoro, verrà proiettato il docu-film “Donne e dee di Sardegna. Féminas e divas de Sardinia” con la partecipazione dell’autrice e regista Daniela Vismara, il lavoro prodotto da Rai Sardegna in collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano.

 

Questi gli artisti a cui verrà affidato il compito di rileggere lo spazio della cultura storica trasformandolo contemporaneamente nel contenuto di un progetto creativo e nel contenitore in cui ricollocare gli output espressivi.

 

I luoghi interessati saranno nel territorio dei sei Comuni facenti parte dell’Ente, dalle realtà archeologiche ai centri storici, dai centri naturalistici ai poli museali. Prima, dopo e durante gli spettacoli sarà possibile conoscere i territori in maniera inusuale grazie alla rete di turismo sostenibile che si è intrecciata al festival attraverso tour experience, cene sotto le stelle, visite guidate notturne dei siti archeologici e tour sensoriali del gusto.

 

 

Paesaggi sonori e commistioni artistiche daranno forma a una kermesse unica nel suo genere, con una panoramica a 360° sul jazz, le musiche improvvisate ad ampio raggio, i suoni etnici, le contaminazioni più stimolanti. Un rigenerante connubio tra natura e centri storici, artigianato e musica d’arte.

 

La Cantina Sociale “Il Nuraghe” di Mogoro e la BAM (Birrificio Artigianale Mogorese) creeranno un’edizione limitata di bottiglie dedicate al Pedras et Sonus Jazz Festival Parte Montis per la sua seconda annata.

Il Pedras et Sonus Jazz Festival è reso possibile grazie all’Unione dei Comuni Parte Montis e con il contributo della Fondazione di Sardegna, dei Comuni di Mogoro, di Masullas, di Gonnostramatza, di Siris, di Pompu e di Simala e con la partecipazione e il sostegno di Corsica Ferries-Sardinia Ferries, Grafik Art di Ales, Cantina Sociale “Il Nuraghe” di Mogoro, l’Associazione Musicale Mogorese, il Birrificio Artigianale Mogorese – Bam, Cochi’s Art e Alessandra Curreli Made In Italy.

Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito.

 

 


 

MOGORO – CHIESA MADONNA DEL CARMINE (esterno)

 

CONCERTO ANTEPRIMA 08 AGOSTO: MAURO OTTOLINI & SOUSAPHONIX – BIX FACTOR

La Chiesa del Carmine è una chiesa del comune di Mogoro, nella provincia di Oristano. Venne edificata all’inizio del XIV secolo, in stile romanico-gotico e divenne in seguito parte di un convento di frati carmelitani.

Costruita in blocchi di arenaria chiara, la chiesa ha un’unica navata con copertura in legno. La facciata presenta un portale romanico architravato, sormontato da un arco a tutto sesto di scarico e da una bifora gotica.  Anche i muri esterni laterali sono decorati dallo stesso motivo di finte colonne e archetti gotici. Nel muro di destra il campanile a vela.

Serzela (Or)- chiesa di San Paolo

GONNOSTRAMATZA – BOSCO SERZELA DI FRONTE ALLA CHIESA DI SAN PAOLO

17 AGOSTO : NILZA COSTA “ROOTS”

-ospiti Coro Sa Gloriosa di Masullas

Serzela è il nome di un villaggio scomparso alla fine del ‘700, un nome dall’antico suono rimasto ben impresso nella memoria di tutti i tramatzesi. Di Serzela sono rimaste solo vecchie pietre consunte dal tempo a testimoniare l’esistenza del villaggio e l’antica chiesa campestre intitolata a San Paolo, santo tanto caro ai serzelesi ma amato e venerato ancora oggi dai tramatzesi. Sono tanti i racconti e le leggende che si legano al villaggio scomparso. Curioso il racconto de “sa musca macedda” un’enorme mosca, grande come una pecora, portatrice di pestilenza, messa a guardia di un antichissimo e preziosissimo tesoro nascosto nelle vicinanze della chiesetta di San Paolo.

Si narra che in due identici barili, nascosti uno accanto all’altro, si celasse un prezioso tesoro e la gigantesca mosca. Chiunque avesse tentato di profanare il tesoro e avesse per disgrazia aperto il barile sbagliato, avrebbe scatenato la peste. Simpatica e divertente la leggenda dei “fantasmi ballerini” di Serzela. Si racconta che ogni notte i serzelesi defunti si radunavano nel sagrato della chiesa esibendosi in coinvolgenti balli sardi. Tanti anziani di Gonnostramatza giuravano di aver assistito divertiti alle loro interminabili danze. Emozionante il racconto della statua di San Paolo, che dopo il definitivo abbandono del villaggio, doveva essere trasferita per sempre nella parrocchiale di Mogoro. Il 29 di giugno si organizzò il definitivo trasloco del simulacro. Un carro trainato da vecchi buoi con la statua di San Paolo, arrivato al confine tra Gonnostramatza e Mogoro si fermò di colpo, e ogni tentativo di farlo ripartire fu inutile. I due ostinati buoi non ne vollero sapere di proseguire. Si decise allora di tornare indietro, e all’improvviso, come spinti da una forza soprannaturale, le bestie ripresero il cammino inverso riportando il simulacro nella chiesa di Gonnostramatza.

Da quel fatidico giorno, il 28 di giugno, i tramatzesi che non hanno mai dimenticato, ripetono annualmente, con grande devozione la sentita tradizione, portando in processione il Santo e organizzando una bella festa.

La piccola chiesa campestre di San Paolo è l’antica parrocchia dello scomparso villaggio di Serzela che trovasi a circa due chilometri da Gonnostramatza, sulla sponda sinistra del rio Flumini Mannu (Rio Mogoro). (Abbiamo raccontato la zona, guarda il video). Fu edificata con pianta a croce greca tra il XIII e il XIV secolo e al suo interno originariamente si trovavano dei magnifici arredi sacri, tra i quali un altare ligneo con retablo dipinto da Lorenzo Cavaro, famoso pittore sardo; attualmente gli arredi si trovano nella parrocchia di San Michele Arcangelo.

E’ molto conosciuta perché al suo interno si trova una lapide con un’iscrizione in sardo che si riferisce alla distruzione del borgo di Uras da parte dei Turchi e dei Mori, guidati dal pirata Barbarossa; l’iscrizione recita “El V de Arbili MDXV esti istada isfata sa vila de Uras de manu de Turcus e Morus effudi capitanu de Morus Barbarossa”.

SIMALA – Ex Monte Granatico – Centro Storico (esterno-facciata)

18 AGOSTO: ZOE PIA “FEMINAS” feat. TRAMPOLIERI TEATRO ANTAS

Adagiato in un dolce paesaggio nel nord del Campidano, è il paese dei portali: in centro se ne ammirano varie decine di alto valore architettonico. Simala è un piccolo centro di 350 abitanti dell’alta Marmilla, sorto in una fertile valle dove si coltivano cereali, legumi, frutta vigne e ulivi, attraversata dal rio Mannu. Era chiamato il ‘fiume sacro’: scorre, tra pioppi, salici e canneti, in un’area sacra prenuragica con al centro un menhir, legata al culto delle acque. È la principale testimonianza neolitica di un territorio alle porte del parco del monte Arci e ai suoi giacimenti di ossidiana, ‘oro nero’ preistorico del Mediterraneo. Numerosi i resti dell’età del Bronzo: la tomba di Giganti di Piscina Craba e una decina di nuraghi.

La maggiore eredità romana è la villa rustica di Gemussi, dotata di impianto termale con mosaici e decorazioni. Significativo è il cimitero paleocristiano di santu Sadurru.

Il nome del paese deriverebbe dal popolo dei Semilitenses, che qui risiedeva prima dell’arrivo dei romani, oppure sarebbe da collegare al greco thymalla, ‘euforbia’, abbondante da queste parti.

 

L’attuale abitato è articolato in due assi principali che si incrociano dove sorge la Chiesa di San Nicola, singolare esempio di architettura sacra settecentesca, caratterizzata da un’originalissima cupola. Custodisce pregiati altari marmorei e lignei di scuola piemontese e ligure, e arredi, tra cui argenti (XV-XIX secolo), paramenti sacri settecenteschi e tappeti fatti a mano. Al centro si trovano anche il monte granatico e palazzotti signorili di ispirazione neoclassica: il più antico è la dimora della famiglia Monserrat Deana (1554).

Sulle tortuose strade laterali si affacciano case ‘rurali’ a corte, con loggiati attorno a cortili acciottolati. Le facciate sono ornate da monumentali portali, alcune ne hanno due, d’ingresso alla casa e ai loggiati. In tutto sono circa 60, con pietra a vista, archi, architravi in legno, fregi e terrazzati. L’elemento distintivo rispetto ad altri centri vicini è la frequente presenza della ‘piccionaia’, soprastante o affiancata al portale.

nuraghe a Mogoro

MOGORO – NURAGHE CUCCURADA

19 AGOSTO: GAVINO MURGIA “B&G” TRIO

Il nuraghe Cuccurada è un particolarissimo “nuraghe polilobato” che sconvolge i consueti canoni architettonici nuragici. È composto sicuramente da un nuraghe a corridoio, rivisto e riadattato in una fase più tarda. Pur essendo ancora in gran parte da scavare, mostra già in pianta e in alzato una complessità architettonica di notevolissimo interesse.

È dotato, infatti, di un ampio cortile correlato di strutture addossate d’accesso al nuraghe stesso. La struttura è dotata di sale voltate a tholos e di corridoi, ma presenta sale senza rastremazione, sormontate da lastroni di chiusura. Il polilobato,sicuramente il risultato dell’unione di due nuraghi con stile architettonico differente, chiamati “Cuccurada A” e “Cuccurada B”, consta in cinque torri delle quali quella di sud-est presenta carenze strutturali, dovute probabilmente ad un periodo di transazione architettonica.

Allo stato attuale mostra quattro livelli distinti di sopraelevazione che lo rendono uno dei monumenti più belli dell’isola. Il terzo livello di alzato mostra una sala voltata a tholos, con annessa ad una nicchia una vasca basaltica.

La sua struttura unica nel suo genere (tra i monumenti scavati finora) lo rende affascinante e al tempo stesso imponente, e lo scavo ha reso reperti di notevole interesse storico, a partire dal pre-nuragico fino al cristianesimo.

È stata riportata alla luce infatti un’antichissima muraglia pre-nuragica, e un deposito di monete del periodo punico/romano, situato in una nicchia dell’ingresso all’ ampio cortile, teste caprine (propie di culti pagani), lucerne con il candelabro ebraico a sette bracci, e lucerne paleocristiane con simbolo di Cristo.

Questo nuraghe rimette in discussione (come il Lugherras di Paulilatino) le teoria della funzione di fortezza dei nuraghi.

 

MASULLAS – PARCO GEO MINERARIO CONCA CANNAS

20 AGOSTO : ROBERTO DE NITTIS & MICRO JAZZ ORCHESTRA feat. ADA MONTELLANICO – DADA

Masullas è all’interno del Parco Naturale del Monte Arci e nel contempo ricade nell’Area 1 (il Monte Arci) del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

L’area del Monte Arci interessa una superficie di circa 270 Kmq, un’area di grande interesse naturalistico, paesaggistico e antropico, ricca di fauna e flora locale. Un ecosistema complesso che raccoglie gran parte della storia antica del territorio, conservando ancora i segni delle diverse ere geologiche. È un luogo ideale per escursioni e itinerari nella natura, offrendo scenari estremamente suggestivi e la possibilità di visitare siti archeologici e monumenti naturali.

In località Conca Cannas si trova il più grande giacimento di ossidiana di tutto il Mediterraneo. L’ossidiana è un vetro vulcanico, definito l’oro nero dell’antichità per l’importanza che ha avuto per l’uomo, per la produzione di oggetti ed armi a partire dal Neolitico Antico (6000 a.C.).

la chiesa di Masullas (OR)

POMPU MUSEO “SA DOM’E SU PANI” (nel cortile interno)

21 AGOSTO : VINCENZO VASI E VALERIA STURBA – OOOPOPOIOOO

Una vera e propria “casa”, viva e aperta al pubblico, che unisce le caratteristiche culturali e didattiche del museo con quelle “familiari” e personalizzate tipiche della piccola comunità. A Pompu, vivace centro abitato dell’Oristanese, dal 27 maggio 2018 esiste un nuovo centro culturale dedicato alla filiera del pane, non solo prezioso alimento ma soprattutto aggregatore di antichi saperi e moderne relazioni.

Progettato dall’architetto Olindo Merone, e seguito nel suo sviluppo da un Comitato scientifico formato da Giuseppina Scorrano, Agostino Piano, Ilenia Cilloco e dall’antropologa Alessandra Guigoni, il museo “Casa del pane” di Pompu è un unicum nel panorama dei musei etnografici della Sardegna dedicati alle tradizioni alimentari e gastronomiche per il suo approccio multimediale, fortemente evocativo della vita passata e presente della comunità del paese e del territorio in generale.

Il percorso espositivo articolato lungo le stanze della casa, infatti, attraversa l’intero processo produttivo (macinatura, setacciatura, panificazione, conservazione) per giungere fino ad oggi e rilanciare la tradizione del fare il pane verso il futuro.

Grazie ad una sapiente integrazione tra le nuove tecnologie, lo spazio architettonico e la collezione di oggetti, in parte acquistata dal Comune ed in parte arricchita dalla donazione fatta dalla popolazione di Pompu, e grazie al contributo della Regione Autonoma della Sardegna e al coinvolgimento dell’Unione dei Comuni Parte Montis, il progetto sintetizza un’esperienza conoscitiva sulla tradizione del “pane” che va della coltivazione del grano fino alla panificazione attraverso un sapiente connubio di sovrapposizioni e di interazioni tra il mestiere tradizionale del “fare il pane” ed i nuovi mezzi di comunicazione video-digitale.

Nella casa-museo il primo livello del percorso è fruibile dai visitatori in maniera collettiva, e affidato a macro-installazioni interattive che occupano il centro della scena ed introducono al tema generale a cui la stanza è dedicata. Un secondo livello, fruibile in maniera autonoma e personale grazie ad un apposito dispositivo tablet touch screen, inserito in una bisaccia da contadino, che ogni visitatore riceve in dotazione all’ingresso della casa, è affidato ai singoli oggetti esposti lungo le pareti o appoggiati sui mobili.

 

SIRIS – CHIESA SAN VINCENZO (esterno-facciata)

22 AGOSTO : FREAK MOTEL – ESCAPE ROOM

Ubicata nella periferia settentrionale ed oggetto di recenti restauri, la piccola chiesa sorge in un’area ricca di emergenze archeologiche romane. Frammenti di colonne e architravi giacciono in prossimità del monumento. E’ difficile ipotizzare la datazione precisa dell’edificio, realizzato con opere miste di arenaria gialla.

La tessitura muraria della facciata, a doppio spiovente, tradisce la memoria di un porticato rimosso in epoca imprecisata; ipotesi confermata dal pancale addossato alla parete d’ingresso. L’edificio assunse la fisionomia caratteristica dei santuari campestri, assai diffusi nell’entroterra sardo. Anche il campanile a vela, soprastante l’ingresso, rientra nel medesimo piano di adattamento del nucleo preesistente, attuato, verosimilmente, nel ‘600.

Una successione di contrafforti, lungo la parete nord, contrasta la spinta della copertura lignea. Si osservano alcuni accorgimenti costruttivi di buona perizia, come i rinforzi angolari, composti da blocchi squadrati, e la cornice attorno al portale, impreziosita da dentelli. Il campanile a vela, soprastante l’ingresso, non è coevo alle murature antiche della chiesa.

La bandiera sarda, sardina flag

La bandiera sarda

 

 

 

 

 

 

 

thepinkfusion redazione

Pinkfusion22 è un sito culturale indipendente basato sulla narrazione del bello. Testimoniamo e narriamo con la professionalità dei giornalisti, vagliando le fonti, approfondendo le notizie. Dietro e a volte davanti alla telecamera c'è Sara, giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Letteratura. Talvolta contribuiscono i redattori Giulio e Marco e disegna la fumettista JFM.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento