Mazzin di Fassa, l’Archeologia in mezzo al bosco

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Siete pronti a scoprire l’archeologia armati di panino e borraccia? Venite con me!

Un sito archeologico in mezzo al bosco non è cosa italiana.
Come idea sembra più messicana o guatemalteca, ma forse solo per analogia. Invece a Mazzin di Fassa, è reale. Andiamo a scoprire il sito retico dei PIGUI.

 

Il piccolo Comune di MAZZIN che si trova al centro della lunga striscia della Val di Fassa è noto come il paese dei “pitores”, gli artigiani decoratori che emigravano stagionalmente in cerca di lavoro di solito in Tirolo e nei paesi d’oltralpe. Molte case sono affrescate e una particolarmente preziosa è la “Cèsa Battel” nel centro del Villaggio ladino”, l’unico esempio di maniero rustico-signorile dell’intera valle con una torre cuspidata e ampio ingresso decorato e affrescato, oggi in via di ristrutturazione.

di fronte al municipio di Mazzin

Partendo da Mazzin e proseguendo in direzione strada della marcialonga (la strada bianca che al di là dell’Avisio collega tutti i comuni della valle) si va verso il sentiero detto “Troi de Ladins“, sulla riva sinistra del fiume.

Qui ci si alza nel bosco per andare a scoprire il sito archeologico del “Doss dei Pigui”.

Diciamo pure che non è l’unico sito retico della Valle di Fassa, ma  è particolarmente interessante.

Alla fine degli anni ’60 ci furono degli scavi voluti dal sacerdote Frumezio Ghetta e quando fu fondato, anche dall’Istituto Culturale Ladino (con sede a Vigo). Gli scavi portarono alla luce un insediamento dei Reti, l’antico popolo vissuto in Val di Fassa nel V secolo a.C., precursore dei Romani. E’ proprio dall’incontro tra il Reto e il Romanzo che nasce la lingua Ladina.

Salendo per il sentiero imboccato al di là del fiume Avisio, dopo circa 1 km si giunge in questo sito archeologico.

Qui si possono visitare i resti di un insediamento di montagna di gente che dal fondovalle saliva, stagionalmente, e vi soggiornava, dedicandosi alla caccia saltuariamente, ma per lo più alla pastorizia.

Siamo 500 anni prima di Cristo, e i nostri cacciatori-raccoglitori hanno assunto ormai le fattezze dei pastori. Quello che è stato trovato è un insediamento in cui un paio di famiglie, non di più, vivevano fianco a fianco con animali domestici (pecore, capre, cani). Lo hanno usato per 4 o 5 generazioni durante i loro spostamenti temporanei.
Situato su un pianoro rialzato con affaccio sull’Avisio e vista sul gruppo montuoso del Larsech e del Sassolungo, è il resto di quel che si dice un castelliere.

Quel che si vede sono resti di baite costruite con la tecnica dell’incastro dei tronchi, ancora oggi usata in montagna, una palizzata o muro con finalità di difesa dai predatori, una abitazione con un focolare per scaldarsi. Con loro questi precursori dei ladini avevano suppellettili in bronzo, strumenti di difesa, scodelle e strumenti per utilizzare i proventi del bestiame, derrate alimentari, monili. Saltuariamente gli uomini cacciavano, e sono state trovate dunque anche armi.

 

Il sito è un luogo dove naturalmente si arriva passeggiando. La sua posizione illuminata dal sole che esce dal bosco ombroso, è come se ti attirasse a sé. Non sorprende che sia stato scelto per porci un accampamento in  posizione dominante e riservata.

Ciò che si può osservare oggi sono le pietre i resti dei basamenti, disposte a cerchio, che indicavano la composizione del piccolo villaggio. Con un po’ di fantasia e l’aiuto di un pannello illustrativo si può ripercorrere quelle che erano le abitudini di vita di una o due stagioni all’anno di queste popolazioni.

I Reti poi vengono spesso citati come crocevia di civiltà tra i Celti, gli Etruschi, I Veneti antichi e i Greci.
Tutto ciò che è stato ritrovato al Doss dei Pigui è oggi custodito al Museo Ladin de Fascia a Vigo di Fassa, che merita una visita, specialmente se sono riuscita a incuriosirvi.

 

*Info : Museo Ladino, Strada de Sèn Jan, 5, 38036 San Giovanni di Fassa – Sèn Jan (TN)

Tel. +39 0462 760182
museo@istladin.net
 

Si confronti il disegno (del pittore Tullio Bernard) nel cartellone con il sito attuale

 

Sara Bonfili

Editorial manager del blog. Sara Bonfili è PhD in Italianistica e giornalista pubblicista. L'enciclopedismo umanista un tempo rendeva l'uomo felice, così le hanno insegnato a scuola. E pur essendo una donna, non ha ancora mollato.

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