Un incontro tra giornalisti e appassionati, per scoprire i segreti del giornalismo sportivo dedicato al ciclismo e le indicazioni deontologiche per la miglior informazione sportiva possibile.
Si sono unite le professionalità del presidente della federazione, del giornalista tv, del ct della nazionale italiana ed ex ciclista professionista, del general manager e ciclista con esperienze internazionali, dell’esperto del regista Rai, nel corso organizzato dall’ordine dei giornalisti Emilia-Romagna a Bellaria il 20 maggio scorso. L’incontro dal titolo “Il Giro d’Italia: il ciclismo e chi lo racconta – Per un’informazione sportiva di qualità e corretta” era previsto nella serie di corsi per la formazione continua dei giornalisti, ma è stato qualcosa di più di un corso di aggiornamento. Un evento importante a metà strada tra la condivisione di valori, tra la confessione amichevole di esperienze formative e una rilassata conferenza stampa. Per una volta i giornalisti in sala han messo da parte l’animo provocatorio e la ricerca della notizia, per farsi tutte orecchie di fronte a chi il Giro d’Italia lo vive sulla pelle e lo racconta quotidianamente.
L’evento è stato presentato dal vicepresidente ODG Emilia-Romagna Emilio Bonavita; a moderare l’incontro il giornalista e consigliere dell’Unione Stampa Sportiva Italiana, Alberto Bortolotti. Con Renato Di Rocco, presidente Federciclismo, Davide Cassani, giornalista, commentatore sportivo, C.T. Nazionale italiana di ciclismo su strada e presidente APT Emilia-Romagna, il giornalista Paolo Reggianini, il General Manager dell’Uci Team Trek-Segafredo Luca Guercilena.

Una fortunata occasione per conoscere alcuni dei suoi tanti protagonisti, che ha preso vita da un momento di pausa dal Giro edizione 102, che oggi è ripreso con la carovana di ciclisti e addetti ai lavori che da Riccione è saltata a Ravenna, dove è ripartita per giungere a Modena.

Tante le cose che si potrebbero dire del Giro d’Italia, come tutti stanno facendo in questi giorni. La corsa rosa, la corsa popolare, che ha segnato la storia italiana e il suo modificarsi di mode, usi, fascinazioni.
L’interessante focus sulla comunicazione dei valori di un team ciclistico, che per il 98% vive di sponsorizzazioni: il ciclismo popolare è l’unico sport senza un pubblico pagante, che non riceve diritti televisivi. Se l’azienda che sponsorizza l’anno successivo decide per motivi non inerenti ai successi sportivi, di fermare le sponsorizzazioni, la squadra o muore, o si attrezza per rimpiazzarla. Ecco che non solo la comunicazione dei valori del/dei marchio diventa basilare, ma anche la coerenza di tutti i messaggi, aziendali, sportivi, individuali, del dietro le quinte di eventi ufficiali e vita ciclistica privata, della capacità ironica di rispondere agli haters dei social networks. E non ultimo, la capacità di autopromuoversi per i futuri sponsor. Ciò è stato relazionato con grande professionalità ed empatia dal G.M. della Trek -Segafredo, Luca Guercilena.

Davide Cassani

Ancora, il ciclismo è tanto: non è solo sport agonistico, semiprofessionistico e amatoriale ma una modalità di vita e di trasporto. Donne e uomini che gareggiano oggi sono praticamente agli stessi apici professionali, la bici è amata dai bambini ai pensionati, la usano gli impiegati per andare in ufficio in città, le signore per far la spesa. Ciclismo vuol dire paraciclismo, che raggiunge in Italia ottimi risultati, ma anche BMX, mountain bike e e-bike, ricorda il presidente Federciclismo Di Rocco.

E se il Mondiale a Bologna con itinerario verso il santuario di San Luca è il sogno più sentito di Davide Cassani, che correrebbe una crono nell’aspra salita di San Luca (il collega del Carlino non ha resistito a chiederglielo!) non è solo al professionismo che Cassani,  C.T. della Nazionale Italiana Ciclismo, versatile giornalista, si rivolge.

Da presidente APT promuove il cicloturismo, così spiccato in Emilia-Romagna anche attraverso il consorzio sostenuto da regione e Apt “Terrabici“, di cui fanno parte una rete di una quarantina di bike hotels romagnoli, tour operator e società di incoming. Terrabici invita alla conoscenza della regione attraverso itinerari, granfondo, servizi di assistenza e bike hotels.
Quali sono le prerogative dell’Emilia-Romagna? Naturalmente l’attitudine alla ricettività di qualità, l’attrattività del territorio, le idee all’avanguardia. Su cosa si punta? Su una destagionalizzazione visto che l’80% dei cicloturisti in Italia sono stranieri, e sul turismo eco-sostenibile, e – aggiungerei – sull’allineamento agli standard internazionali.

 

 

da sx Luca Guercilena, Renato Di Rocco, Davide Cassani, Alberto Bortolotti

La Romagna, regione di biciclette e ciclisti, è avanti. In Italia si assiste a una lenta sensibilizzazione, forse più per motivi di opportunità che di ideali, ma siamo indietro. Questo emerge dall’incontro. Indietro per le infrastrutture cicloturistiche, indietro quanto a educazione stradale, indietro quanto a sicurezza sulle strade, che ogni giorno i nostri amici ciclisti solcano, rischiando la pelle.

Strano non aver sentito citata la Fondazione Michele Scarponi che tanto si batte per un’educazione stradale e una viabilità più giusta (guarda la nostra intervista a Marco Scarponi qui). Certamente non è la sola.  Ma la sensibilità sul rischio dei ciclisti è altissima, tutti gli interlocutori d’accordo.

Il Giro, poi, è una vetrina internazionale per tutti, ogni ente dovrebbe poter vedere un ritorno economico dal cicloturismo che vive anche del successo dei grandi eventi sportivi ciclistici.

A proposito di granfondo: lo scorso weekend si è tenuta la 49esima edizione della “NoveColli” con 12mila iscritti a Cesenatico (con circa 1500 stranieri, da 30 nazioni). Pioggia battente e fatica, ma l’adrenalina si è sentita anche grazie all’evento solidale Novecolli4children: 4 ex professionisti tra cui Cassani hanno percorso l’itinerario medio in meno di 4 ore (3h e 58). Alla Novecolli4children hanno partecipato Filippo Pozzato, Luca Paolini, Joaquim Rodriguez, Davide Cassani, Rocco Cattaneo, Marta Bastianelli, Yuri Chechi, Cristian Zorzi, Massimiliano Lelli ed Edita Pucinskaite, il tempo è stato preso sul quarto arrivato, il che ha consentito di devolvere un fondo di 20mila euro all’Istituto Oncologico Romagnolo.

E infine, tra le tante letture romagnole al sapor di bicicletta, una consigliata “L’Emilia-Romagna e il Giro, che storia!”,  a cura di Alberto Bortolotti e Gianni Marchesini, (realizzato dalla Marchesini Edizioni con la Regione Emilia-Romagna).

 

* Guarda anche: Sulla strada della Granfondo Michele Scarponi

*La partenza del Giro 102

*Letture consigliate: “L’Emilia-Romagna e il Giro, che storia! “L’Emilia-Romagna e il Giro, che storia!”,  a cura di Alberto Bortolotti e Gianni Marchesini; “Tutti primi sul traguardo del mio cuore”, di Fabio Genovesi

*Soundtrack consigliata per andare più veloce (col pensiero): Last Train Home di Pat Metheny (qui)

Sara Bonfili intervista Marco Palmolella, del Museo Gaspare Spontini di Maiolati (An)

Gaspare Spontini fu un noto musicita e compositore di Grand-Opera.
Il suo stile è definito “eroico” , poiché unisce una struttura solida neoclassica con un’ispirazione preromantica, che deriva dalla complessa traduzione musicale della profondità psicologia dei testi. Il suo nome si lega perciò a un passaggio storico fondamentale nel mondo della musica, quello dal Neoclassicismo al Romanticismo.

Sara Bonfili intervista Marco Palmolella, del Museo Gaspare Spontini di Maiolati (An)
Sara Bonfili intervista Marco Palmolella, del Museo Gaspare Spontini di Maiolati (An)

Spontini è anche il secondo nome della cittadina di Maiolati. Nel 1939 infatti è stato aggiunto questo eponimo al toponimo “MAIOLATI”. per omaggiare il compositore nato qui nel 1774, che si guadagnò i favori di Napoleone, che diresse il teatro musicale del re di Prussia, e che fu un grande benefattore per il suo luogo natio. Grazie alle sue donazioni sono stati un asilo, la casa delle fanciulle, un monte di pietà, la casa di riposo, e il parco colle celeste ad opera della vedova, Celeste Erard.
Noi siamo andati a vedere alcuni luoghi cruciali di Spontini, tra cui il “Museo, biblioteca e archivio” a lui intitolato, con cimeli, documenti, arredi originali e dipinti. Lo visitiamo con la nostra guida d’eccezione, MARCO PALMOLELLA.

 

 


Bio*

Spontini è il più importante esponente del teatro musicale italiano del periodo compreso tra Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello da un lato e Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, e Gaetano Donizetti.

Le prime opere italiane si rifacevano allo stile operistico napoletano dei musicisti che furono i suoi mentori, ma fu in Francia che Spontini fece il salto di qualità. A Parigi Spontini entrò in contatto con un ambiente musicale più moderno e consapevole, e soprattutto conobbe la riforma gluckiana, da cui fu profondamente influenzato: proprio in questo periodo infatti scrisse le sue opere più importanti (La Vestale, Fernand Cortez e Olympie), che mostrano una possente ispirazione drammatica, di spirito preromantico, unita a grande chiarezza e solidità di struttura tipicamente neoclassiche. Spontini fu il maggiore rappresentante musicale di quel momento di esaltazione eroica che collegava i ricordi dell’antica Roma alle imprese di Napoleone Bonaparte.

Il suo stile e le sue innovazioni musicali e drammatiche influenzarono molto gli autori successivi, come Rossini, Weber e Wagner e gli autori dei grand-opéra francesi Meyerbeer e Auber.

E’ stato definito il “primo festival dedicato al potere innnovatore dell’arte”. E’ art+b=Love (?) Festival, la kermesse anconetana nata dall’impresa culturale SINEGLOSSA che combina l’arte con una variabile ogni volta diversa, per vedere cosa ne viene fuori, perché “il futuro è nella contaminazione dei saperi”, sostengono gli organizzatori.

Eppure quest’idea che traduce lo spirito innovativo dell’evento è così antica: è dall’Umanesimo e dal Rinascimento che l’unione di scienze e arti diverse dava la definizione di uomo moderno. Una riscoperta delle proprie radici che gli organizzatori hanno saputo mettere a frutto.

Nel dettaglio, il concetto portante dell’evento è che l’arte non è mai qualcosa di avulso dalle dinamiche della società, anzi può essere un’occasione di sviluppo, non solo sociale e cultura, ma anche economico. A+b festival è giunto a una III edizione che si annuncia ricca di novità. Nell’edizione 2018 il festival ricco di laboratori, incontri, esposizioni e tavole rotonde, aveva parlato di scienza e tecnologia. Quest’anno il tema variabile che cambia la declinazione dell’arte è “l’imprevisto”.

Abbiamo annunciato una delle mostre del festival, legate al “progetto Crescit Eundo”, un progetto video installativo, ad opera dell’artista Sonia Andresano. Sonia Andresano è nata a Salerno nel 1983, vive e lavora a Roma. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e conseguito la laurea in Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma. Nei suoi lavori tematiche come l’attesa, il viaggio, il nomadismo e il cambiamento raccontano aspetti personali in continuo divenire, che vanno a definire la complessita del concetto di IDENTITA’.

Abbiamo incontrato l’architetta e curatrice d’arte ALICE CERIGIONI che cura “Crescit Eundo”, il progetto che inaugura la possibilità di una trasformazione dello spazio commerciale a spazio pubblico attraversabile.

Alice, cos’è “Crescit Eundo”?

E’ un progetto che ci ha interessate e ha coinvolto gli abitanti e i commercianti del quartiere Archi di Ancona, con un tempo di sedimentazione, per la verità, di alcuni mesi dell’artista, che da febbraio ha inziato a venire ad Ancona per conoscere questo quartiere. Gli Archi è il quartiere sentito come “popolare”, abitato in passato da pescatori, ma in realtà anche elegante, caratterizzato da questa scansione di archi. I suoi abitanti erano legati al commercio ittico, avevano al piano terra di questi loggiati i loro locali commerciali, e sopra le abitazioni. Poi il cambiamento sociale della città ha portato a un cambio di destinazione dei locali che sono diventati negozi, bar, ristoranti e infine è diventato popolare e multietnico, percepito dagli anconetani come “di frontiera”. Oggi è tornato ad essere abitato da pescatori che sono stranieri, e quindi conferma la propria vocazione multietnica. Anche se è stato a volte considerato addirittura “malfamato” in realtà Gli Archi è il primo quartiere che si incontra proveniendo dalla stazione, è l’ingresso di Ancona, così vicino alla Mole Vanvitelliana, oggi centro espositivo, e al Teatro delle Muse. Quindi tutt’altro che periferico. Ha una grande storia che deriva ai primi del Novecento, che si tende a dimenticare.  Il nostro è un progetto nato in collaborazione con Sineglossa, da un budget che derivava a un bando per progetti culturali, e che si unisce alle altre azioni poste in essere negli ultimi anni per la riqualificazione della zona.

Crescit Eundo, (Ph. Alice Cerigioni)
Crescit Eundo, (Ph. Alice Cerigioni)

Chi cura “Crescit Eundo”?

Io sono un’architetta, e Sineglossa mi ha chiesto di collaborare per progetti d’arte contemporanea, con il mio gruppo “Butik Collective”, costituito da me, Eva Basso, friulana, economa dell’arte e Alice Belfiore, umbra, laureata all’Accademia d’arte che si occupa di foundraising. Come gruppo ci occupiamo dal 2016 di arte contemporanea applicata allo spazio architettonico, di tridimensionalità della fotografia, performance, sociologia dell’architettura, con una pubblicazione all’attivo che si chiama “C.Arte”. Ho conosciuto Sonia Andresano, qualche tempo fa dopo aver recensito una sua mostra, ed ero interessata ai suoi temi di ricerca, che riguardano gli aspetti sociologici e intimi del “movimento” umano.

Quali sono gli obiettivi del vostro progetto?

Molti locali son sfitti ciclicamente, le attività aprono e chiudono; abbiamo preso a definire insieme a Sonia il carattere del quartiere e abbiamo evidenziato due volti: il legame degli Archi con il MARE, per la sua origine di posto di pescatori e per Ancona che pur essendo un importante porto non ha una spiaggia turistica, a parte il Passetto che comunque nasce come monumento sul mare. In secondo luogo, l’aspetto commerciale, che fa si che il via vai degli Archi sia comunque storicamente importante, in queste botteghe che spesso hanno un doppio affaccio, uno verso il mare e uno verso la strada retrostante. E qui c’è venuta l’idea.

Quale idea?

Quella di pensare queste strutture come varchi metaforici e fisici, punti di passaggio, e scambio, per trasformare i locali e i negozi sfitti, attualmente inattraversabili, in ipotetiche traiettorie percorribili. Cosa che avviene di fatto quotidianamente, perchè frequentando la zona a lungo abbiamo notato che gli avventori dei locali spesso li attraversano da una parte all’altra, come fossero delle gallerie cittadine. Il progetto video installativo è l’augurio per una mutazione dell’esercizio commerciale privato e chiuso in uno spazio pubblico attraversabile, che non è così distante da ciò che avviene nella consuetudine. Sonia è venuta ad Ancona con cadenza mensile per osservare, documentare con foto e video, dialogare con la comunità. Addirittura ci sono stati degli incontri e laboratori, uno nell’ufficio di Sineglossa, che ha sede proprio agli Archi, ‘altro in un bar dove abbiamo raccolto idee e testimoniante con i presenti. Abbiamo distribuito cartoline con le foto degli Archi e chiesto di lasciare un pensiero relativo al quartiere. E’ stato per noi un modo per avere un feedback, per correggere il tiro e per far conoscere il progetto. Siamo stati aperti a ogni contaminazione e abbiamo raccolto i pareri dei proprietari dei locali commerciali.

Quale è stata la risposta? e c’è stata una differenza di reazione tra esercenti anconetani, italiani e stranieri?

La risposta è stata positiva, di interessamento. Abbiamo contattato tanti proprietari dei locali sfitti, pochissimi si sono dismostrati scettici. Alcuni non ci hanno dato l’ok perché stavano riaffittando i locali commerciali, che poco prima erano inattivi. Ne è emersa una fotografia di un quartiere in continuo movimento, vivo, aperto. E una cosa bella è stata raccontare la storia degli Archi a chi lo abita, ma magari proveniente dall’estero, non lo conosce: queste persone ci hanno ascoltato volentieri.

Che cosa avverrà durante il festival in questo quartiere?

Nei locali commerciali dello storico negozio di scarpe “Mancini”, ora inattivo, viene presentato il video di Sonia che è l’esito della residenza di “Crescit Eundo”. Video e immagini saranno proiettate all’interno del negozio sfitto, il cui proprietario è stato ben lieto di collaborare. Un altro proprietario ci ha aperto il locale, per poter filmare e dimostrare la possibilità della rifunzionalizzazione dello spazio.

Come si integra Crescit Eundo con gli altri eventi del Festival A+B?

Lo abbiamo pensato come una cerniera che tra Mole, che di solito ospita il festival, e questo quartiere-porta di Ancona, un modo per creare un evento diffuso, un culmine di una residenza artistica che fa riflettere sull’uso dello spazio architettonico. Vi saranno organizzati giornalmente incontri e conversazioni con chi vorrà, sia addetti ai lavori che curiosi, e appassionati d’arte.

Appuntamento per l’Ab festival dal 16 al 19 maggio ad Ancona.

Potete scaricare il programma qui .

Ancona, “crescit eundo”, foto Alice Cerigioni
Ancona, “crescit eundo”, foto Alice Cerigioni

*Crescit eundo
a cura di ​Butik Collective

Inaugurazione giovedì 16 maggio 2019, ore 17:00

dal 16 maggio 2019 al 19 maggio 2019

in collaborazione con il festival art+b=love (?) e Sineglossa creative ground

via Marconi, 45 Ancona Rione Archi

Ancona, “crescit eundo”, foto Alice Cerigioni

 

Innsbruck, la bellezza fatta città, nel cuore della natura, un paradiso per gli sportivi.

Amo e ho amato Innsbruck per motivi di studio: ci ho passato un mese del mio dottorato di ricerca, studiando alla Universität Innsbruck con professori interessati alla letteratura italiana contemporanea. Era il lontano 2011. Sono ufficialmente invecchiata.

Ma poco importa, la città resta una meta ambita da non farsi scappare.  Ecco quello che vi consiglio di questa bella città!

Il fiume Inn e le passeggiate

Innsbruck si raggiunge facilmente in automobile, fatto il Brennero, o ancora meglio in treno, semplicemente passando da un treno italiano a un trenino rosseggiante austriaco che vi farà scoprire paesini incantati nelle verdi, alte, incontaminate vallate tirolesi.

Una volta arrivati nella Bahnof (stazione) vi saprete muovere al meglio a piedi o con i mezzi, poiché le indicazioni sono ottime.

Il  nome Innsbruck in tedesco vuol dire “ponte sul fiume INN” che difatti attraversa la città e accompagna la classica passeggiata dei suoi abitanti.  Il fiume è vissuto in ogni stagione, gli austriaci stanno molto all’aria aperta e ad Innsbruck amano passeggiare, correre, andare in bici lungo il corso del fiume.

Il centro di Innsbruck non è grande e si può percorrere agevolmente a piedi tutti i giorni: ho visto studenti in bicicletta, oltre che in bus (i servizi costano poco e sono precisi) e mamme fare running con i passeggini, quando qui in Italia questa attività non era una moda, ma fantascienza pura.

In centro una galleria d’arte
passaggio sotterraneo in centro

 

Siamo in Tirolo: regione che ha molti e contrastati legami (almeno in passato) con l’Italia. Qui tutti comprendono l’Italiano, ma parleranno più volentieri l’inglese con voi.

Vi consiglio di costeggiare a piedi il fiume e di percorrere tutti i ponti, ognuno dei quali vi porterà in una zona interessante: quella alta in cui si intravede una teleferica, quella universitaria, quella commerciale, quella residenziale. Se ci si sposta con il bus si arriva fino all’aeroporto.

 

Le case sull’Inn

Andando a piedi verso il centro, lungo il fiume Inn si incontra una lunga fila di caratteristiche case colorate, che spesso vengono immortalate nelle foto dai turisti. Dietro c’è il gruppo montuoso Nordkette con la vetta Hafelekar.

 

La vista dell'aeroporto dalla zona residenziale di Innsbruck
La vista dell’aeroporto dalla zona residenziale di Innsbruck
bus stop a Innsbruck
Nei dintorni di Innsbruck

L’università di Leopoldo I

L’università di Innsbruck fu creata nel 1669 da Leopoldo I, da un collegio dei Gesuiti. Nel 1782 fu declassata a liceo come molte altre università dell’Impero austriaco, ma fu ripromossa università da Francesco II nel 1826. Gli Asburgo, dopo aver gradualmente chiuso l’università di Olomouc in conseguenza della partecipazione di molti professori e studenti ai moti del 1848, trasferirono molte apparecchiature ad Innsbruck. All’apertura di una facoltà di giurisprudenza in lingua italiana, il 3 novembre 1904, tutta la città insorse contro gli italiani lì presenti. Nel 1969 furono create le facoltà di Ingegneria e Architettura (successivamente divise) mentre nel 1976 quella di Scienze sociali ed economiche divenne autonoma dalla facoltà di Legge e Scienze politiche mentre da quella di Filosofia si “staccarono” quella di Arte e lettere e quella di Scienze naturali.
Dal 2004 la facoltà di medicina si è staccata da questa università, formandone una propria, che si può visitare sempre in centro città ed è legata alla clinica universitaria, la Medizinische Universität Innsbruck.

Il postino a Innsbruck va in bicicletta
Il postino a Innsbruck va in bicicletta
L’università con i suoi cortili
Palazzi da scoprire in bicicletta e a piedi

 

Il Tettuccio d’oro, o The Golden Roof

Il Tettuccio d’oro, con l’ Helbling Haus affrescata e la Torre civica con il tipico tetto a cipolla che hanno le chiese e le torri a queste latitudini, si trova in Hofgasse, uno spiazzale pieno di portici e negozietti. E’ forse il simbolo più visitato della città. Il Tettuccio d’oro è anche un museo, dedicato interamente alla figura del re Massimiliano.

Il famoso Golden Roof
Il famoso Golden Roof

Il negozio dellla Swarovski

Preso d’assalto da turisti, ha prezzi inarrivabili per i pezzi rari, popolari invece per doni e piccoli bijoux, rappresenta il punto vendita della fabbrica strafamosa di gioielli austriaci di cristallo di Wattens.

Visitatelo… ma anche no.

Maria Theresien Strasse

Maria Theresien Strasse

E’ la via dello shopping e dei caffè, una delle strade più eleganti dedicata all’imperatrice d’Austria, dove svettano la Colonna di Sant’Anna (o Annasäule); l’Arco trionfale di Maria Teresa, l’Altes Landhaus il vecchio parlamento del capoluogo tirolese. Interessante per l’architettura, meno se non siete patiti dello shopping, ma una passeggiata qui è sempre dinamiche e interessante.

Spostandosi nelle vie limitrofe si può vedere il trampolino dello sci che domina la città dall’alto.

 

 

Il trampolino delle Olimpiadi invernali

Il Trampolino del Bergisel ( “Bergiselschanze”) è stato inaugurato nel 1930. Rifatto nel 2001, guarda la città dal Monte Isel dall’architetta di origine irachena che viveva e lavorava a Londra, Zaha Hadid.

Ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali, i Campionati mondiali di sci nordico del 1933, oltre a numerose tappe della Coppa del Mondo di combinata nordica e della Coppa del Mondo di salto con sci. Ogni anno il 4 gennaio si tiene una delle quattro tappe del Torneo dei quattro trampolini.
Ha naturalmente un ristorante panoramico e locali da affittare per party esclusivi. Di notte il trampolino è illuminato con luci colorate.

 

Dove dormire

In centro si trovano spettacolari hotel e alberghetti con incanto, si va sul sicuro. Oltre alle  residenze per studenti (Studentenheim) si possono provare gli ostelli che sono sicuri e puliti.

Uno che consiglio vivamente (e anzi scrivetemi se ci andrete per dirmi se il consiglio è stato indicato!) è la Pension Glockenhaus, in Weiherburggasse 3. Ottima posizione, vicino al castello di Büchsenhausen, a Villa Blanka che ospita attività didattiche e convegni, alla splendida chiesa di Sankt Nikolaus: l’ho provato e garantisco la cortesia del personale e la pulizia degli ambienti. Non ha molti posti letto e camere, quindi bisogno essere fortunati. Nel 2011 era molto economico. Provare per credere.

L'interno della chiesa di Sankt Nikolaus
L’interno della chiesa di Sankt Nikolaus

Info Utili

Innsbruck.info è il sito gestito dall’Ufficio Turismo di Innsbruck.
Tirolo.com è la guida del Tirolo austriaco con itinerari consigliati.

Giardino nei pressi di Villa Blanka, a Innsbruck
Giardino nei pressi di Villa Blanka, a Innsbruck

*Vi consiglio infine questo interessante approfondimento che racconta l’anima culturale della città, sulla rivista Artribune.

Abbiamo visitato Villa Colloredo Mels a Recanati, che ospita i Musei Civici e una mostra dedicata alle foto-poesie di Giacomelli tratte da Leopardi. Inoltre, una selezione di opere strabilianti di Lorenzo Lotto, tra cui la celebre “Annunciazione”. A Recanati è tornato anche il secondo manoscritto de L’INFINITO, in mostra insieme ad altri manoscritti.   –…Continua a leggere “Recanati, Villa Colloredo Mels”