La tata fotografa, la ladra di sguardi di bambini.
Le foto della famosa fotografa sono in una mostra curata da Anne Morin a Bologna a Palazzo Pallavicini fino al 27 Maggio 2018, con ingresso dal giovedì alla domenica dalle ore 11 alle 20. Le foto provengono dall’archivio Maloof Collection e  della Howard Greendberg Gallery di New York. Il suo lavoro nascosto fu ritrovato per caso da John Maloof nell’acquisto di un box da un’asta, con del materiale messo in vendita per morosità di Maier. Era il 2007 e la fotografa era ancora viva.

E’ stata a lungo dimenticata, ma la sua figura è stata riportata in auge dal documentario di John Maloof e Charlie Siskel “Finding Vivian Maier”. I due fecero una ricerca di nomi e contatti dopo la morte della fotografa, che negli ultimi anni ha vissuto nell’indigenza, avvenuta nel 2009.
Il documentario è stato presentato al Toronto International Film Festival nel 2013 e candidato all’Oscar nel 2015 come miglior documentario.

Maier era una bambinaia per le famiglie di Chicago, New York e Los Angeles, e nel tempo libero fotografa con la Rolleiflex. Viaggiò in Europa, Africa e Asia negli anni Cinquanta. Scattava di nascosto e teneva le immagini per sé.

Dopo la morte della Maier, le sue fotografie vengono esposte in tutto il mondo: nella sua patria, gli USA, ma anche in Europa tra Danimarca, Inghilterra, e Francia, fino ad arrivare negli ultimi anni in Italia ed ora a Bologna con la mostra “Vivian Maier – La fotografa ritrovata”. L’originalità di Vivian Maier si esprime nel grande talento nello scattare fotografie che catturano particolari e dettagli evocativi della quotidianità piuttosto che la visione d’insieme, raccontando così la strada, le persone, gli oggetti e i paesaggi. L’obiettivo della sua macchina fotografica intercetta con attenzione soggetti poco considerati all’epoca, rendendoli invece protagonisti del suo lavoro: la strada è il suo palcoscenico.

 

 

La Maier ha una vera ossessione per il gesto del fotografare, per lo scatto vero e proprio e non per il risultato finale della fotografia. Marvin Heiferman, studioso di fotografia:

“Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

*Brindisi a Palazzo Pallavicini

venerdì 25 maggio dalle 20.30

a cura dell’associazione Didasco  

di Michela Cavina e Ilaria Francia

info, costi e prenotazioni cell.3481431230 (pomeriggio).

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