Pedro Almodóvar

Sull’ultimo film di Almodovar leggi anche il bell’articolo di DOPPIOZERO

 

 

 

La nostra collaboratrice Maria Grazia Sordi è andata per noi al cinema a gustare l’ultima fatica del cineasta manchego più amato del mondo, Pedro Almodóvar.

 

Intimista, introspettivo, descrittivo, film dentro film, testamento artistico e spirituale, così si presenta questa pellicola del cineasta spagnolo dal sapore fortemente autobiografico: la vita di un icona della macchina da presa di indiscussa genialità.

Il titolo drammatico, tradotto in italiano: “Dolore e gloria”, non tragga in inganno, perché l’impronta della narrazione, scevra da passionali sentimentalismi e ridondanze enfatiche , è asciutta, pervasa da amor di verità, gratitudine ed indulgenza, soprattutto verso se stesso. Un vecchio film erotico restaurato, sarà l’occasione per il regista protagonista del film, tale Salvador Mallo, impersonato dal fedele Antonio Banderas, di riconnettersi con il passato, recuperarne i dettagli, con i suoi incontri , le figure determinanti, collocarne i tasselli nel dar loro giusto ordine e significato: l’esigenza – urgenza di chiudere un cerchio.

La rappresentazione di una vita che non richiede esagerazioni tattiche per esprimerne l’unicità. Il tutto scorre su di un fondo di tiepida nostalgia, a tratti ironica malinconia; il ritmo, intervallato tra la pacatezza richiesta dalla volontà di indagare nel proprio intimo, e la dinamicità data dai continui sbalzi spazio temporali, è calibrato; sapientemente dosato il linguaggio verbale, che lascia primaria eloquenza , a sguardi ed immagini.

Un dialogo interiore introspettivo e meditabondo ripercorre tutto il film, vale a dire, la propria esistenza: esistenza predestinata alla gloria ed inevitabilmente a quella sofferenza che il nascere e l’essere diversi porta con sé. Il dolore fisico che emerge prepotente e limitante, spiegato con voluta stonatura rispetto al resto del racconto, si avvale di uno stile documentarista, con la visione di immagini standardizzate, degne di un video di medicina scientifica.

Una modalità freddamente distaccata questa, ad esprimere pienamente quell’ angosciante divario tra corpo e mente, una disarmonia, una mancanza di integrazione che nell’evidente   stagnazione di una creatività debordante, ne restituisce con convinzione tutto il carico di sofferenza. Un dolore in cui vi si scorge, nel suo essere arrendevole, nell’incapacità di procedere, una lieve, velata depressione: l’inattitudine congenita alla “normalità”.

Pedro Almodóvar
Pedro Almodóvar

Riprese staccate dall’alto o focalizzate sul dettaglio ne esprimono il duplice movimento interiore: lucida consapevolezza e coinvolgimento emotivo. Banderas abbandona le tradizionali vesti da macho, donando allo spettatore una figura afflitta da cronici disturbi, piegata, a cui tuttavia non manca, nonostante la dipendenza da sostanze, desiderio di limpidezza, lucidità di analisi ed infine capacità di rialzarsi.

Penelope Cruz raccoglie i suoi capelli corvini, recupera vestaglie fiorate e ciabattine e con l’ andatura un po’ maschia di donna popolana, ne rappresenta  la tenace giovane madre, simbolo di una maternità generosa e forte e di una femminilità rustica e genuina. Luce e colori sono quelli di un mondo assolato, caldo di vita; sia nella povertà e l’anonimato, con la luminosità abbagliante della calce sui muri, delle lenzuola stese al vento, delle azulejos che decorano la modesta dimora, sia nella fama e la ricchezza, con i colori saturi e brillanti degli interni oltre quelli delle inseparabili opere metafisiche e surrealiste appese alle pareti.

Maria Grazia Sordi

 

Un incontro tra giornalisti e appassionati, per scoprire i segreti del giornalismo sportivo dedicato al ciclismo e le indicazioni deontologiche per la miglior informazione sportiva possibile.
Si sono unite le professionalità del presidente della federazione, del giornalista tv, del ct della nazionale italiana ed ex ciclista professionista, del general manager e ciclista con esperienze internazionali, dell’esperto del regista Rai, nel corso organizzato dall’ordine dei giornalisti Emilia-Romagna a Bellaria il 20 maggio scorso. L’incontro dal titolo “Il Giro d’Italia: il ciclismo e chi lo racconta – Per un’informazione sportiva di qualità e corretta” era previsto nella serie di corsi per la formazione continua dei giornalisti, ma è stato qualcosa di più di un corso di aggiornamento. Un evento importante a metà strada tra la condivisione di valori, tra la confessione amichevole di esperienze formative e una rilassata conferenza stampa. Per una volta i giornalisti in sala han messo da parte l’animo provocatorio e la ricerca della notizia, per farsi tutte orecchie di fronte a chi il Giro d’Italia lo vive sulla pelle e lo racconta quotidianamente.
L’evento è stato presentato dal vicepresidente ODG Emilia-Romagna Emilio Bonavita; a moderare l’incontro il giornalista e consigliere dell’Unione Stampa Sportiva Italiana, Alberto Bortolotti. Con Renato Di Rocco, presidente Federciclismo, Davide Cassani, giornalista, commentatore sportivo, C.T. Nazionale italiana di ciclismo su strada e presidente APT Emilia-Romagna, il giornalista Paolo Reggianini, il General Manager dell’Uci Team Trek-Segafredo Luca Guercilena.

Una fortunata occasione per conoscere alcuni dei suoi tanti protagonisti, che ha preso vita da un momento di pausa dal Giro edizione 102, che oggi è ripreso con la carovana di ciclisti e addetti ai lavori che da Riccione è saltata a Ravenna, dove è ripartita per giungere a Modena.

Tante le cose che si potrebbero dire del Giro d’Italia, come tutti stanno facendo in questi giorni. La corsa rosa, la corsa popolare, che ha segnato la storia italiana e il suo modificarsi di mode, usi, fascinazioni.
L’interessante focus sulla comunicazione dei valori di un team ciclistico, che per il 98% vive di sponsorizzazioni: il ciclismo popolare è l’unico sport senza un pubblico pagante, che non riceve diritti televisivi. Se l’azienda che sponsorizza l’anno successivo decide per motivi non inerenti ai successi sportivi, di fermare le sponsorizzazioni, la squadra o muore, o si attrezza per rimpiazzarla. Ecco che non solo la comunicazione dei valori del/dei marchio diventa basilare, ma anche la coerenza di tutti i messaggi, aziendali, sportivi, individuali, del dietro le quinte di eventi ufficiali e vita ciclistica privata, della capacità ironica di rispondere agli haters dei social networks. E non ultimo, la capacità di autopromuoversi per i futuri sponsor. Ciò è stato relazionato con grande professionalità ed empatia dal G.M. della Trek -Segafredo, Luca Guercilena.

Davide Cassani

Ancora, il ciclismo è tanto: non è solo sport agonistico, semiprofessionistico e amatoriale ma una modalità di vita e di trasporto. Donne e uomini che gareggiano oggi sono praticamente agli stessi apici professionali, la bici è amata dai bambini ai pensionati, la usano gli impiegati per andare in ufficio in città, le signore per far la spesa. Ciclismo vuol dire paraciclismo, che raggiunge in Italia ottimi risultati, ma anche BMX, mountain bike e e-bike, ricorda il presidente Federciclismo Di Rocco.

E se il Mondiale a Bologna con itinerario verso il santuario di San Luca è il sogno più sentito di Davide Cassani, che correrebbe una crono nell’aspra salita di San Luca (il collega del Carlino non ha resistito a chiederglielo!) non è solo al professionismo che Cassani,  C.T. della Nazionale Italiana Ciclismo, versatile giornalista, si rivolge.

Da presidente APT promuove il cicloturismo, così spiccato in Emilia-Romagna anche attraverso il consorzio sostenuto da regione e Apt “Terrabici“, di cui fanno parte una rete di una quarantina di bike hotels romagnoli, tour operator e società di incoming. Terrabici invita alla conoscenza della regione attraverso itinerari, granfondo, servizi di assistenza e bike hotels.
Quali sono le prerogative dell’Emilia-Romagna? Naturalmente l’attitudine alla ricettività di qualità, l’attrattività del territorio, le idee all’avanguardia. Su cosa si punta? Su una destagionalizzazione visto che l’80% dei cicloturisti in Italia sono stranieri, e sul turismo eco-sostenibile, e – aggiungerei – sull’allineamento agli standard internazionali.

 

 

da sx Luca Guercilena, Renato Di Rocco, Davide Cassani, Alberto Bortolotti

La Romagna, regione di biciclette e ciclisti, è avanti. In Italia si assiste a una lenta sensibilizzazione, forse più per motivi di opportunità che di ideali, ma siamo indietro. Questo emerge dall’incontro. Indietro per le infrastrutture cicloturistiche, indietro quanto a educazione stradale, indietro quanto a sicurezza sulle strade, che ogni giorno i nostri amici ciclisti solcano, rischiando la pelle.

Strano non aver sentito citata la Fondazione Michele Scarponi che tanto si batte per un’educazione stradale e una viabilità più giusta (guarda la nostra intervista a Marco Scarponi qui). Certamente non è la sola.  Ma la sensibilità sul rischio dei ciclisti è altissima, tutti gli interlocutori d’accordo.

Il Giro, poi, è una vetrina internazionale per tutti, ogni ente dovrebbe poter vedere un ritorno economico dal cicloturismo che vive anche del successo dei grandi eventi sportivi ciclistici.

A proposito di granfondo: lo scorso weekend si è tenuta la 49esima edizione della “NoveColli” con 12mila iscritti a Cesenatico (con circa 1500 stranieri, da 30 nazioni). Pioggia battente e fatica, ma l’adrenalina si è sentita anche grazie all’evento solidale Novecolli4children: 4 ex professionisti tra cui Cassani hanno percorso l’itinerario medio in meno di 4 ore (3h e 58). Alla Novecolli4children hanno partecipato Filippo Pozzato, Luca Paolini, Joaquim Rodriguez, Davide Cassani, Rocco Cattaneo, Marta Bastianelli, Yuri Chechi, Cristian Zorzi, Massimiliano Lelli ed Edita Pucinskaite, il tempo è stato preso sul quarto arrivato, il che ha consentito di devolvere un fondo di 20mila euro all’Istituto Oncologico Romagnolo.

E infine, tra le tante letture romagnole al sapor di bicicletta, una consigliata “L’Emilia-Romagna e il Giro, che storia!”,  a cura di Alberto Bortolotti e Gianni Marchesini, (realizzato dalla Marchesini Edizioni con la Regione Emilia-Romagna).

 

* Guarda anche: Sulla strada della Granfondo Michele Scarponi

*La partenza del Giro 102

*Letture consigliate: “L’Emilia-Romagna e il Giro, che storia! “L’Emilia-Romagna e il Giro, che storia!”,  a cura di Alberto Bortolotti e Gianni Marchesini; “Tutti primi sul traguardo del mio cuore”, di Fabio Genovesi

*Soundtrack consigliata per andare più veloce (col pensiero): Last Train Home di Pat Metheny (qui)

Mancano un paio di settimane alla Granfondo Michele Scarponi, II edizione. Nel frattempo… qualcuno di noi si è allenato mettendosi alla prova con il percorso medio (90 km) in previsione di affrontare il lungo (135 km). Che fai, non provi il Gran premio della Montagna in onore di Scarponi? Condividiamo, in attesa di seguire la…Continua a leggere “Michele Scarponi sempre con gli sportivi”