Veneto

Verona ci accoglie con il suo tipico… freddo, ma con una bellezza da lasciare senza fiato. Palazzi storici affrescati, le piazze più famose come la piazza delle Erbe e le attrazioni più note come la casa di Giulietta (visitabile) e quella di Romeo (non visitabile, ma affascinante al solo sguardo della facciata esterna). E poi l’imponente Arena, addobbata per l’inverno da un’enorme stella cadente.

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Silvia, del B&b Gli abbaini, ci fa vedere la nostra stanza e gli spazi comuni. Tutto, dal pavimento all’arredamento, all’Olivetti autentica sa di vintage e infatti Silvia ci racconta che della famiglia fanno parte architetti e antiquari. Osserviamo i quadri, i lampadari, la mobilia, e restiamo piacevolmente colpiti dalla sua ricca colazione da brava madre di famiglia: succhi, marmellate, crepes dolci, cappuccini…

Approfittiamo del balcone al quarto piano per avere una preview del panorama dall’alto: il teatro romano, costruito e un pendio che è esso stesso cavea, al di là dell’Adige; il fiume con i suoi ponti, come Ponte Pietra, quello che percorriamo noi per andare in centro.

Ci sono due attrazioni nella città invernale: la mostra nelle sale di AMO (Arena Museo Opera di Verona), Picasso. Figure (1906-1971), che torna in città  a distanza di ventisei anni dall’ultima retrospettiva veronese intitolata a Pablo Picasso e la mostra sui Maya sottotitolata “Il linguaggio della bellezza”, nel Palazzo della Gran Guardia.

La mostra picassiana è curata da Emilie Bouvard e presenta 92 opere prestate dal Musée National Picasso di Parigi, dal cubismo agli Anni Settanta. Ci accompagnano nella visita i grandi capolavori: l’Uomo con mandolino (1911-13), Olga col collo di pelliccia (1923),  Il Bacio (1931), Ragazzo con l’aragosta (1941), Madre e figli che giocano (1951), Le Déjeuner sur l’herbe da Manet (1960), L’abbraccio (1970).

 

La mostra Maya – Il linguaggio della bellezza è organizzata dal Governo della Repubblica, Ministero della Cultura e Instituto Nacional de Antropología y Historia messicani, Arthemisia Group e Kornice, Comune di Verona e AMO.

Ci muoviamo con reverenza e fascinazione tra gli oltre 250 reperti, provenienti dai principali musei del Messico. Steli monumentali con scrittura glifica, sculture, porzioni di architravi o elementi decorativi in stucco, figure in terracotta e in pietra, strumenti musicali, maschere funerarie in giada, gioielli, recipienti, portastendardi e incensieri dalle fattezze animali o fantasiose, che abbracciano i periodi Preclassico, Classico e Postclassico (dal 2000 a.C. al 1542 d.C.)

Di entrambe le mostre, come di tutto il resto, diamo conto nel video che postiamo qui sotto. Fateci sapere cosa ne pensate!

-servizio e montaggio di Sara Bonfili-

14 gennaio 2017
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Verona romana e moderna, tra i Maya e Picasso

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